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28 gennaio, 2026Articoli correlati
L’obiettivo, sostengono i democratici, sarebbe quello di alimentare il caos sociale per giustificare misure eccezionali e spostare l’attenzione da eventuali indagini parlamentari
Negli Stati Uniti cresce la tensione politica e istituzionale mentre prende forma quella che, secondo fonti di intelligence, potrebbe essere la vera strategia di Donald Trump per evitare l’impeachment e proteggere la propria agenda. Al centro del dibattito ci sono gli scontri in Minnesota, il ruolo delle agenzie federali e una serie di mosse mirate a condizionare le prossime elezioni di metà mandato.
Ospite del programma State of the Union sulla Cnn, il senatore democratico Chris Murphy ha accusato apertamente l’amministrazione Trump di usare Ice e Border Patrol non solo per far rispettare le politiche migratorie, ma per provocare deliberatamente il conflitto. Secondo Murphy, gli scontri tra cittadini e funzionari federali in Minnesota non sarebbero episodi isolati, ma parte di una strategia destinata a estendersi ad altri Stati.
L’obiettivo, sostengono i democratici, sarebbe quello di alimentare il caos sociale per giustificare misure eccezionali e spostare l’attenzione da eventuali indagini parlamentari.
Trump non ha mai nascosto la propria preoccupazione per un Congresso a maggioranza democratica, che potrebbe indagare su di lui e ostacolare le sue politiche. In questo contesto, secondo fonti dell'intelligence occidentale, l'inquilino della Casa Bianca starebbe volutamente cercando di innalzare il livello dello scontro istituzionale per creare le condizioni che permettano di invocare strumenti straordinari, fino all’ipotesi estrema della legge marziale, e congelare di fatto il normale svolgimento del processo democratico. In poche parole la legge marziale nel Paese impedirebbe lo svolgimento delle elezioni di midterm.
Parallelamente alla gestione dell’ordine pubblico, Trump starebbe agendo su un altro fronte decisivo: quello elettorale. Il tycoon ha chiesto agli Stati a maggioranza repubblicana, come Ohio, Missouri, Carolina del Nord, Texas e Florida, di ridisegnare le mappe dei collegi per ridurre il numero di seggi contendibili dai democratici.
Allo stesso tempo, continua a spingere per limitare o abolire il voto per posta, uno strumento utilizzato in larga parte dall’elettorato progressista. Una mossa che avrebbe l’effetto di ridurre la partecipazione e alterare l’equilibrio del voto.
Tra le ipotesi più controverse circola anche quella del dispiegamento di agenti dell’Ice e della Guardia Nazionale nei seggi elettorali, ufficialmente per garantire la sicurezza. Per l’opposizione, però, si tratterebbe di una misura studiata per intimidire gli elettori nei distretti a maggioranza democratica, alimentando un clima di paura incompatibile con elezioni libere.
A rendere il quadro ancora più teso è la vicenda che coinvolge la procuratrice Pam Bondi, accusata di aver vincolato il ritorno alla normalità in Minnesota alla consegna dei dati personali di milioni di elettori. Una richiesta respinta dal governo statale, che ha fatto muro denunciando un tentativo di controllo politico del processo elettorale.
Tutto questo avviene nell’anno del 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, mentre la democrazia americana attraversa una delle fasi più delicate e polarizzate della storia.
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