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29 gennaio, 2026Secondo il presidente del comitato militare dell'Alleanza atlantica, il dibattito sulla Groenlandia è stato salutare: "L'Artico sta diventando sempre più centrale"
In un momento storico in cui le tensioni sulla Groenlandia hanno messo - anzi, stanno ancora mettendo - a dura prova i rapporti tra gli alleati della Nato, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone rilancia sulla necessità di trovare “nuovi modi di cooperazione militare tra Europa e Stati Uniti” e boccia l’opportunità di un esercito europeo. Perché, spiega in un’intervista al Corriere della Sera, l’Alleanza atlantica “ha gli strumenti per rispondere alla crisi e ripensare se stessa”.
Nonostante i continui attacchi di Donald Trump, il presidente del comitato militare della Nato non vede crisi. “Anzi, direi che usciamo più coesi e più forti dal dibattito e dagli ultimi stress test”. Per Cavo Dragone è giusto, come ripete il presidente Usa, “che i costi per la difesa collettiva vengano distribuiti in modo più equo. L’ultimo summit dell’Aja l’estate scorsa è stato un successo in questo senso: l’Europa s’impegna a più alte spese militari, adesso vanno assunte maggiori responsabilità operative”.
“Non sposo l’idea di esercito europeo, resto legato alla Nato assieme agli Usa: un’alleanza virtuosa e navigata - ripete Cavo Dragone -. I militari americani rimangono fondamentali, potranno esserci in futuro dei riorientamenti parziali e ci adatteremo in modo flessibile. Oltretutto adesso avremo più fondi grazie agli apporti europei e questo permetterà una più stretta collaborazione con le industrie militari. Si può fare di più, il legame Usa-Ue resta è indiscutibile”.
Sulla Groenlandia ha ammesso che la Nato incentiverà le attività: "Ci saranno spese per adddestramenti in loco e per i necessari equipaggiamenti in climi rigidi. L’Artico sta diventando sempre più centrale: i cambiamenti climatici portano allo sciglimento dei ghiacci e all’apertura di nuove rotte commerciali, oltre a rendere accessibili zone ricche di minerali e risorse. I russi sicuramente non vanno in Artico solo per osservare foche e orsi: hanno riaperto basi chiuse da decenni e testato nuove armi"
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