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29 gennaio, 2026Insediatosi da meno di un mese, il sindaco Zohran Mamdani è passato ai fatti. Più servizi per l’infanzia, nessun appoggio all’Ice e sostegno alle piccole imprese. E gli scettici sono sempre di meno
Anche se sono durate un po’ più del solito rispetto agli anni scorsi, le luci di Natale si sono spente in quasi tutti gli angoli della città, mentre i newyorchesi, con pazienza e caffè in mano, affrontano le giornate più fredde di questo gennaio.
La novità, però, non si respira nell’aria ghiacciata: è sui totem digitali puntati sui marciapiedi di Manhattan, dove gira in loop il video di Zohran Mamdani, il sindaco trentaquattrenne insediato da meno di un mese. Primo musulmano, primo socialista democratico e anche il più giovane da oltre un secolo alla guida della città. Nel messaggio sorride e parla diretto alle famiglie con bambini di tre e quattro anni, invitandole a iscriversi ai programmi pubblici gratuiti di educazione prescolare.
Non è propaganda. L’8 gennaio, accanto alla governatrice democratica Kathy Hochul, ha presentato un piano per ampliare i servizi per l’infanzia, estendendo il childcare anche ai bambini di 2 anni e potenziando i servizi esistenti, nel tentativo di avvicinare New York City all’obiettivo di un sistema universale di assistenza all’infanzia.
Non a caso l’accessibilità è stata tra le promesse centrali di una campagna elettorale straordinaria (avvitata su charme e social media), che in pochi mesi ha portato uno sconosciuto e inesperto deputato statale a battere un decano come Andrew Cuomo, ma anche le previsioni degli establishment dem e repubblicano, convinti che una sua vittoria sarebbe stata catastrofica.
"Il 49% circa degli elettori ha votato contro di lui. Sicuramente ci sono ancora persone preoccupate, ma la maggioranza è entusiasta", dice a L’Espresso Joshua Freeman, professore del Queens College e del Cuny Graduate Center, specializzato in storia del lavoro.
"Ha dato una bella scossa, rappresenta il nuovo in un periodo così cupo, a causa delle guerre e delle politiche del presidente Trump. Zohran celebra New York. Nonostante le critiche alle disuguaglianze e la denuncia dei problemi, è chiaro che ama la città. Parla di sport, di cibo, di quartieri. Ti fa credere che questo posto sia davvero speciale. Ma dovrà portare risultati". Anche chi non lo ha votato ora osserva con più attenzione cosa accadrà nelle stanze del Comune.
È il caso di Tom e Patty, pensionati dell’Oregon trapiantati a Chelsea da 35 anni. "Cuomo era invotabile", dice Patty, riferendosi alle accuse di molestie sessuali. "Di Mamdani ero e resto scettica. Dopo due amministrazioni democratiche deludenti, quella di Bill de Blasio e di Eric Adams, abbiamo bisogno di qualcuno che serva meglio la città più bella del mondo. Se dovessi scegliere una sola cosa, punterei sulla sicurezza, partendo dal tema irrisolto della salute mentale".
Eleanor, trentenne, è con un gruppo di amici sulle panchine di Washington Square Park, nel Village. Per lei la priorità è la difesa degli immigrati senza documenti. "Spero che il sindaco riuscirà davvero a imporre alla polizia di non collaborare con l’Ice, ribaltando la linea di Adams". Mamdani ha ribadito che New York resterà un santuario. Nessuna illusione, aggiunge, "sappiamo che le promesse devono misurarsi con la realtà del governo". Mentre continuano a cadere fiocchi di neve, la donna riconosce un segnale incoraggiante: "Spinge a sinistra: la governatrice, che nonostante l’endorsement non era una sua fan, è costretta a collaborare".
Oltre al childcare e alla rottura con la polizia dell’immigrazione, il neosindaco ha firmato un ordine esecutivo contro i costi nascosti di servizi e abbonamenti per tutelare i consumatori. Sul fronte abitativo, il Comune ha chiuso un accordo da 2,1 milioni di dollari con una società immobiliare per sanare migliaia di violazioni edilizie e ha firmato un ordine esecutivo che obbliga 7 agenzie a contatto diretto con le piccole imprese a censire e rivedere tasse e sanzioni, con l’obiettivo di ridurle.
Ossigeno per persone come Christine, proprietaria da 15 anni di un negozietto di gioielli artigianali nell’East Village. "Gli affitti costano tanto, sopravviviamo, soprattutto ora che i turisti sono diminuiti", spiega. "Noi commercianti siamo l’anima di New York. Questo quartiere è una comunità, se uno di noi è in difficoltà, facciamo collette per aiutarlo a tenere la baracca aperta".
Sono state settimane di fermento, con spazio anche per una piccola svolta di costume. Durante il trasloco dal modesto appartamento nel Queens a Gracie Mansion, nell’Upper East Side, dove vivrà con la moglie siriana Rama Duwaji, Mamdani, nato in Uganda da genitori indiani, ha fatto sorridere annunciando l’intenzione di installare bidet nella residenza ufficiale.
Ha assicurato che sarà campione dei lavoratori, a cui ha promesso di aumentare il salario minimo. È anche sceso a fianco degli infermieri in sciopero. Per misure come i supermercati a prezzi calmierati, i bus gratuiti, il congelamento degli affitti a regime regolato e l’aumento del 2% delle tasse su grandi patrimoni e imprese, i tempi invece saranno più lunghi e le possibilità incerte.
L’agenda è ambiziosa e costosa per una città i cui conti mostrano un disavanzo di oltre 2 miliardi (che potrebbe superare i 10 il prossimo anno fiscale). "Mamdani è sottoposto a vincoli statali", ricorda Jerald Podair, storico della Lawrence University in Wisconsin, ma cresciuto nel Bronx. "Anche un intervento come la gratuità dei bus non dipende solo da lui: il trasporto pubblico è gestito dalla Metropolitan Transportation Authority, che risponde allo Stato tanto quanto alla città".
Tra analisti e media torna però una domanda: se il giovane socialista democratico riuscirà davvero a incidere quanto uno dei sindaci più amati, Fiorello La Guardia. Secondo Podair "il paragone è fuorviante, l’italoamericano governava negli anni ‘30 e ‘40 una New York industriale, dove si potevano creare posti di lavoro attraverso grandi opere pubbliche. Oggi è fatta di competenze e sapere, impossibile replicare quel modello".
Il parallelismo regge però sul piano simbolico: "Può avvicinarsi a La Guardia nello spirito, rendere New York più aperta e inclusiva". E aggiunge: "Dovrà muoversi con cautela anche sul tema dell’antisemitismo, rafforzando la sicurezza".
Intanto ha messo su una squadra di esperienza, confermando anche personaggi chiave delle precedenti amministrazioni. "Come Jessica Tisch alla guida del Nypd, un segnale importante". A Jeff, intento a comprare un libro nella storica Strand, basterebbe un risultato minimo nella lotta al carovita. "Gli affitti hanno raggiunto prezzi indecenti, mentre i salari sono aumentati molto più lentamente". Graphic designer, ha perso il lavoro e proverà a inserirsi nel mondo dell’insegnamento. "Mi sento svuotato da tutto quello che sta accadendo nel Paese, ma mi piace come si sta muovendo il nostro sindaco". È presto per capire se i progressisti riusciranno davvero a guidare la più grande città degli Stati Uniti, ma alcuni segnali sono già chiari.
Mamdani ha mostrato di non essere ingenuo: ha avviato contatti con Wall Street e settore privato. Ha incontrato anche Donald Trump, scegliendo il confronto (i due si sentono anche via messaggio). A chi lo descriveva come una minaccia, oggi fa meno paura.
E il tanto annunciato esodo di ricchi e capitali, almeno per ora, non si è materializzato: i dati parlano anzi di investimenti in crescita. E non c’entra il fatto che la governatrice Hochul, in corsa per la rielezione, si sia mostrata contraria all’aumento delle tasse. Potrebbe cedere.
"Si parla poco di una novità di questa amministrazione", osserva Joshua Freeman. "La squadra di Mamdani non ha mai smesso di fare campagna: in questi giorni bussa alle porte dei newyorchesi, chiedendo loro di farsi sentire con i rappresentanti statali per finanziare gli asili nido". Non è solo una strategia politica, ma un movimento. Ed è lì, secondo Freeman, che potrebbe prendere forma il cambiamento che gli elettori hanno chiesto alle urne.
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