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29 gennaio, 2026Torna alle stelle la tensione tra Washington e Teheran. Arrivata nel Golfo dell'Oman la portaerei Lincoln. Secondo Reuters, il presidente Usa potrebbe valutare di colpire la Repubblica islamica per scatenare nuove ondate di proteste e puntare a un regime change
Dopo giorni di de-escalation e toni meno aggressivi del solito, torna alle stelle la tensione tra Stati Uniti e Iran. Le parole di Donald Trump suonano come un avvertimento, un ultimatum: “Il tempo sta per scadere”. Poi: “Facciano l’accordo sul nucleare - e niente bomba - o il prossimo attacco sarà molto peggiore”. Ma anche: “Un’imponente Armada si sta avvicinando all’Iran si muove rapidamente, con grande potenza e determinazione. È una flotta più grande di quella inviata in Venezuela” ed è “pronta a portare a termine rapidamente le sue missioni con rapidità e violenza, se necessario”.
Molti osservatori avevano letto i toni relativamente più concilianti di Trump degli scorsi giorni come un ultimo tentativo negoziale. Secondo quanto scrive il New York Times, le richieste della Casa Bianca nei confronti di Teheran sarebbero sostanzialmente tre: la fine dell’arricchimento dell’uranio, lo stop all’appoggio e al finanziamento delle milizie - dagli Houthi ad Hezbollah fino ad Hamas - e dei limiti al numero dei missili balistici e alla loro gittata. Un altro elemento che potrebbe spiegare la (relativa) prudenza manifestata dal presidente Usa negli ultimissimi giorni era anche l’assenza, nei pressi dell’Iran, del gruppo d’attacco che ora è arrivato nel Golfo dell’Oman guidato dalla portaerei Uss Abraham Lincoln. Lo ha annunciato lo stesso Trump: “L’imponente Armada” è arrivata.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha scritto su X che l’esercito iraniano "ha il dito sul grilletto per rispondere immediatamente e con la forza a qualsiasi aggressione", che destabilizzerebbe l’intera regione (i vicini del Golfo non la vogliono) e "si trascinerebbe molto più a lungo delle scadenze fantasiose che Israele… cerca di vendere alla Casa Bianca”.
Nonostante i muscoli mostrati dalla Repubblica islamica, secondo il segretario di Stato americano Marco Rubio, il regime iraniano “non è mai stato così debole come adesso” e non ha escluso un attacco preventivo. “Spero non si arrivi a questo” ma, ha anche detto, “penso che sia saggio e prudente disporre di una forza di intervento in grado di rispondere, non per forza in base a ciò che accadrà, ma se necessario prevenire l’attacco contro migliaia di militari americani e i nostri alleati”.
Intanto, secondo quanto scrive Reuters, Trump starebbe pensando di attaccare l’Iran con l'obiettivo di incoraggiare i manifestanti antigovernativi a scendere di nuovo nelle strade. E non escludendo di colpire direttamente i vertici della Repubblica islamica.
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