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30 gennaio, 2026Dopo quasi due mesi di roghi fuori controllo, il governo argentino ha dichiarato lo stato di crisi e ha stanziato circa 75 milioni di euro per aiutare la Terra del fuoco. Ma centristi e persisti lo attaccano
La Patagonia brucia da settimane. E per settimane, residenti e istituzioni della Terra del fuoco hanno chiesto supporto a Buenos Aires, senza ricevere aiuti sostanziali. Ora, dopo quasi due mesi di roghi fuori controllo, il governo di Javier Milei ha dichiarato lo stato di emergenza incendi. Una decisione arrivata quando, ormai, oltre 230 mila ettari sono andati in fumo, con cinque province coinvolte e una crisi ambientale che, giorno dopo giorno, è diventata anche politica.
le province colpite
L’emergenza riguarda l’intera dorsale patagonica argentina. I roghi hanno colpito Río Negro, Chubut, Neuquén, La Pampa e Santa Cruz, anche se lo stato di emergenza – formalizzato con un decreto di necessità e urgenza – è stato dichiarato in quattro di queste. La più colpita è La Pampa, con circa 168 mila ettari bruciati, seguita da Chubut (45 mila), Río Negro (10 mila) e Neuquén (6 mila). Fino alla devastazione del Parco Nazionale Los Alerces, patrimonio Unesco dell’Umanità, dove anche le specie protette di animali sono adesso a rischio. In alcune aree, secondo le autorità locali, si è già superato il peggior precedente storico del 2021.
Il decreto è seguito a una riunione urgente alla Casa Rosada, sotto la pressione dei governatori patagonici. Che avevano presentato una richiesta congiunta per una situazione descritta come “di gravità eccezionale”. L’esecutivo ha stanziato 120 miliardi di pesos (circa 75 milioni di euro) destinati in larga parte ai pompieri volontari, per mezzi, equipaggiamenti e operatività. Altri fondi sono stati sbloccati tramite risoluzioni del ministero della Sicurezza, con un maxi intervento nazionale a sostegno delle oltre mille associazioni di vigili del fuoco.
crisi ambientale e politica
Sul piano operativo, però, il quadro resta critico. In Patagonia mancano vento favorevole e umidità, mentre la siccità prolungata e le alte temperature alimentano ancora i focolai. In alcune zone i brigadisti lavorano da giorni senza sosta, con risorse limitate e turni estenuanti. “Sono nei vigili del fuoco da 15 anni ed è la prima volta che vedo un incendio bruciare in questo modo”, ha raccontato uno di loro a La Nación. “Non ce la facciamo più”. I giornali locali raccontano di comunità isolate, evacuazioni improvvise, animali persi, case salvate all’ultimo minuto. In Chubut e Río Negro medici, veterinari e volontari si sono organizzati in reti spontanee per assistere persone e allevamenti rimasti senza nulla.
Il ritardo nella dichiarazione dell’emergenza ha però aperto una crepa politica. Le opposizioni hanno accusato il governo di aver sottovalutato la crisi per settimane. A far esplodere le critiche è stata anche la presenza pubblica di Milei a uno spettacolo musicale a Mar del Plata, insieme alla moglie, proprio mentre nelle ore critiche in cui le fiamme divampavano nel Sud del Paese. “Mentre la Patagonia va a fuoco, il presidente si diverte”, ha scritto il deputato centrista Maximiliano Ferraro. Il persista Juan Grabois ha parlato invece di “indifferenza” e di una risposta arrivata solo quando il costo del silenzio “è diventato troppo alto”.
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