Sostenibilità
12 gennaio, 2026Migliaia di ettari sono già andati in fumo dal parco nazionale Los Alerces fino alla Cordigliera. La crisi patagonica mette alla prova un Paese già diviso sulle priorità ambientali
In Patagonia tutto brucia. Negli ultimi giorni più di 6 mila ettari nelle foreste della comarca di Chubut, sul fronte argentino, sono rimasti carbonizzati. Le prime fiamme divampano da fine dicembre, ma l’allarme incendi è scattato tra il 5 e 6 gennaio, fino all’evacuazione di circa 3 mila turisti.
Già scottata dai roghi di un anno fa - tra i più disastrosi della storia patagonica -, Chubut sta trascinando le sue alte temperature anche a Buenos Aires. A Casa Rosada, il presidente argentino Javier Milei deve fare i conti con le polemiche alimentate dall’opposizione: la spirale di incendi, siccità e disastri sarebbe - per loro - tema poco centrale al palazzo del governo. Tanto da portare il leader libertario a tagli nel settore della protezione climatica e all’idea - riporta La Nacion - di abrogare la legge sulla gestione degli incendi e la protezione degli ecosistemi.
milei e i tagli sul clima
I finanziamenti al Servizio nazionale di gestione degli incendi (Snmf) sarebbero calati del 70% rispetto al 2023, come raccontano i numeri di Cepa (Centro per l’economia politica argentina, ndr). “Invece di acquistare quegli inutili F-16, avrebbero dovuto comprare dei bombardieri d’acqua”, è l’attacco di Rodolfo Aguiar, segretario generale dell'Associazione nazionale dei lavoratori statali. “Bisogna dichiarare l’emergenza ambientale. Tutta la Patagonia brucerà per via delle misure di austerità di Milei”. Che sulla falsariga dell’amico Donald Trump congiura di abbandonare diversi trattati internazionali, tra cui l’Accordo di Parigi sul clima.
Nel frattempo il fumo dei fuochi si estende dal parco nazionale Los Alerces (patrimonio dell’Unesco): sorvola per centinaia di chilometri la valle degli Altari e quasi tutta la Cordigliera delle Ande, come mostrano le immagini satellitari della Nasa. “Tre fronti dell’incendio sono in zone abitate”, ha spiegato a La Nacion Danilo Hernández Otaño, direttore del parco. Qualcuno è dovuto scappare, come racconta Mabel, residente del quartiere El Vallecito: “Da giorni bagnavamo il terreno e la casa, ma non pensavamo che arrivasse quaggiù. Qui vivono una decina di famiglie. All’improvviso abbiamo avuto il fuoco addosso, siamo scappati tra le fiamme”. E le condizioni climatiche non aiutano, fra temperature che rasentano i 35° e raffiche di vento fino ai 59 km/h.
Un flagello riconducibile ad “attività dolosa”, ha denunciato il governatore della provincia di Chubut, Ignacio Torres. “Gli incendi sono stati intenzionali, ci saranno sanzioni esemplari per i responsabili”. Le autorità locali hanno confermato di avere “elementi concreti” per stabilire che l’origine delle fiamme non sarebbe naturale. Un paradosso, per una terra che del fuoco porta il nome.
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