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5 gennaio, 2026Il presidente degli Stati Uniti ribadisce le mire sull'isola artica ("Ne abbiamo bisogno per la nostra sicurezza"), attacca il leader colombiano Petro ("Uomo malato"), prevede che L'Avana "è pronta a cadere" e avverte la presidente messicana Sheinbaum: "Dobbiamo fare qualcosa"
La strategia della minaccia. Mentre la transizione in Venezuela dopo la cattura di Nicolas Maduro è tutta ancora da costruire, Donald Trump torna subito a scagliarsi contro altri Stati “colpevoli” di non allinearsi ai desiderata americani: su tutti, Colombia, Cuba e Messico. E prima ancora, in un’intervista a The Atlantic, aveva ribadito che il suo Paese ha “bisogno della Groenlandia” per una “questione di sicurezza”.
Parlando dall’Air Force One, Trump ce l’ha per tutti. Torna innanzitutto su Caracas: “Siamo noi ad avere il controllo del Venezuela”, dice il presidente Usa, che minaccia un secondo attacco se chi è al potere non si comporta come richiesto da Washington. “In questo momento pensiamo più a ‘sistemare’ il Venezuela che alle elezioni; le elezioni si tengono al momento giusto. Trattiamo con le persone che sono appena entrate in carica”, aggiunge. E ribadisce di aver bisogno di accesso totale al petrolio e ad altre risorse venezuelane.
Poi insiste ancora sulla Groenlandia: “Ne abbiamo bisogno dal punto di vista della sicurezza nazionale, e la Danimarca non è in grado di occuparsene”, scatenando le ire della premier danese. “Devo dirlo con grande franchezza: gli Stati Uniti non hanno alcun diritto” di annettere alcun territorio sotto il controllo danese, dice Mette Frederiksen. “Non ha alcun senso che gli Stati Uniti parlino della necessità di prendere il controllo della Groenlandia. Abbiamo un accordo di difesa con gli Usa che garantisce loro un accesso alla Groenlandia. Abbiamo investito significativamente per aumentare la difesa nell’Artico. È tempo che gli Stati Uniti mettano fine alle minacce nei confronti di un alleato storico, e nei confronti di un Paese e di un popolo che dicono, con molta chiarezza, di non essere in vendita”.
Venezuela, Groenlandia e anche Colombia, che – dice Trump – “è governata da un uomo malato, non lo sarà ancora per molto”. Il presidente Usa non esclude di inviare nel Paese guidato da Gustavo Petro “una missione statunitense” simile a quella venezuelana. Arriva immediata la replica del leader di Bogotá, che rimanda al mittente l’accusa di essere un narcotrafficante.
Anche Cuba è “pronta a cadere”. Per L’Avana è difficile, dice Trump, “resistere” senza ricevere petrolio venezuelano fortemente sovvenzionato. “Non credo che sia necessaria alcuna azione, sembra che stia crollando”, aggiunge.
La lista non finisce qui. “Dobbiamo fare qualcosa con il Messico” che per Trump “deve darsi una regolata. Deve organizzarsi, perché i narcotici fuoriescono dal Paese”. Trump spiega che la sua omologa messicana, Claudia Sheinbaum, “ha un certo timore che i cartelli controllino il Messico”, ma che ogni volta che le offre di “inviare truppe” per combattere il traffico di droga nel suo Paese, la presidente messicana rifiuta.
Infine torna a minacciare anche l’Iran, che “subisce un colpo durissimo” se i manifestanti vengono uccisi. “Osserviamo la situazione molto da vicino. Se iniziano a uccidere persone come fanno in passato, penso che vengano colpiti molto duramente dagli Stati Uniti”.
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