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7 gennaio, 2026Meloni si sfila dall'invio di soldati italiani sul terreno, mentre Francia e Gran Bretagna guideranno una forza multinazionale ma solo dopo la tregua. Zelensky: "Passi in avanti sostanziali e non solo a parole"
C’è un accordo sulle “robuste garanzie di sicurezza per una solida e durevole pace in Ucraina”, come recita la dichiarazione congiunta di oltre 30 capi di Stato e di governo che ieri - 6 gennaio - si sono riuniti a Parigi alla presenza, per la prima volta, dei negoziatori statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner.
Un’altra intesa, più ristretta, è stata invece firmata dal presidente francese Emmanuel Macron con il premier britannico Keir Starmer e il leader ucraino Volodymyr Zelensky e prevede il dispiegamento di truppe sul terreno, ma solo a tregua raggiunta. “Non si tratta di forze impegnate nel combattimento - ha spiegato Macron in un’intervista a France 2 - ma di una forza di rassicurazione" da dispiegare una volta firmata la pace. Se Italia e Polonia hanno confermato il proprio contributo al mantenimento di un’eventuale tregua ma senza inviare militari in Ucraina, il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è detto pronto a mandare soldati “ma nei Paesi vicini, non in Ucraina”.
Zelensky ha salutato con favore la nuova Dichiarazione di Parigi - “molto concreta” - e i suoi passi in avanti “sostanziali” e “non solo a parole”. “Vogliamo essere pronti affinché, quando la diplomazia raggiungerà la pace, potremo schierare le forze della coalizione dei Volenterosi (…). Sono stati compiuti progressi anche nelle discussioni con la delegazione statunitense a Parigi in merito al monitoraggio della pace", ha aggiunto.
Il documento firmato a Parigi ruota attorno a cinque punti: 1) “Partecipazione a un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco proposto e guidato dagli Stati Uniti”; 2) “Sostegno alle forze armate dell’Ucraina”; 3) “Una forza multinazionale per l’Ucraina”; 4) “Impegni vincolanti a sostegno dell’Ucraina in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia, al fine di ristabilire la pace”; 5) “Impegno ad approfondire la cooperazione di difesa a lungo termine con l’Ucraina”. Pur avendo ribadito la propria volontà di essere “di supporto”, gli Stati Uniti non sono firmatari della dichiarazione.
Quella di ieri è stata per Macron “una giornata storica per Kiev e per l’Europa”. Ma la precondizione continua a rimanere il cessate il fuoco in Ucraina. E i passi da fare, in questa direzione, rimangono ancora tanti, considerate anche le tante dichiarazioni di Mosca contro la presenza di eventuali truppe Nato sul terreno. Intanto oggi proseguono a Parigi i colloqui tra i delegati statunitensi e i Volenterosi.
Per Giorgia Meloni, il principale obiettivo raggiunto ieri è stato quello di “affinare e garanzie di sicurezza ispirate all’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, come da tempo suggerito dall’Italia” (anche se nella Dichiarazione finale non viene fatto esplicito riferimento). L’appoggio a metà della presidente del Consiglio alla strategia di Macron e Merz si vede anche da alcuni passaggi simbolici. Non solo il ritardo nell’arrivo al summit e l’accoglienza da parte di un funzionario dell’Eliseo al posto del presidente francese - prima di volare a Parigi Meloni è passata all’ospedale Niguarda di Milano per far visita ai ragazzi ricoverati dopo il rogo di Crans Montana - ma la sua assenza dal palco finale con Zelensky, Macron, Merz, Starmer e i due inviati di Trump Witkoff e Kushner.
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