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7 gennaio, 2026Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite fa luce sulla ghettizzazione a danno delle comunità locali tra West Bank e Gerusalemme Est. Netanyahu ha intanto avviato i cantieri per le 3401 nuove case dei coloni. L’accusa dell’Ong israeliana Peace Now: “Vasto insediamento illegale”
Discriminati, segregati e soggetti a “un sistema di apartheid che abbiamo già sperimentato” in passato. L’Onu torna a difendere i palestinesi che abitano la Cisgiordania e Gerusalemme Est, i territori occupati da Israele dove sarebbe “radicalmente peggiorato il soffocamento sistematico dei diritti, che si tratti di accesso all’acqua, scuole, ospedali o limitazione dei movimenti imposta tramite i checkpoint”.
Già in passato, collaboratori indipendenti delle Nazioni Unite avevano denunciato la progressiva ghettizzazione della comunità locale, accostandola ad altre segregazioni storiche. Questa volta, la pressione arriva da un Alto commissario: il segretario per i Diritti Umani Volker Turk. Suo il commento circa il rapporto Onu pubblicato oggi - 7 gennaio -, che ha fatto seguito al parere consultivo espresso più di un anno fa dalla Corte internazionale di giustizia, già in linea con la definizione di “apartheid”.
Tra i coloni israeliani e i palestinesi che abitano quei territori, esiste netta “disuguaglianza di trattamento” sotto il profilo politico e giuridico. La discriminazione si sostanzia "nel consenso, nel supporto e nella partecipazione delle Forze di Sicurezza Israeliane” nel perpetrare continue violenze, spiega l’Onu, da parte dei coloni. Ad esempio, risultano avviate appena 112 indagini su più di 1.500 omicidi - commessi da civili e militari - nel periodo che va dal 1° gennaio 2017 al 30 settembre 2025.
Tra le questioni c'è anche quella delle terre che i palestinesi non sono più in grado di coltivare, per via di un ciclo dell’acqua gestito da Israele. Le infrastrutture idriche sarebbero state infatti “confiscate e demolite da bulldozer dell’Idf”. L’Autorità nazionale palestinese è costretta ad alzare le offerte e comprare risorse idriche da una società statale israeliana che, paradossalmente, le estrae dalla stessa Cisgiordania. Dove la terra è più fertile ci sono invece le impronte dei coloni. L’ultima conquista del gabinetto di sicurezza israeliano include 19 nuovi insediamenti, volti per l’Onu a “bloccare la creazione di uno Stato palestinese” e creare una “separazione e subordinazione permanente”. La stessa denunciata dall’Ong israeliana Peace Now nell’ambito della progettazione di “E1”: una nuova area pianificata da Benjamin Netanyahu per costruire “un vasto insediamento illegale nel cuore della Cisgiordania”. Si tratta di 3.401 nuove case per i coloni, con i cantieri avviati da metà dicembre, schierate a mo’ di confine tra nord e sud, così da “isolare ulteriormente Gerusalemme Est”.
L’ultimo monito di Turk riguarda la revisione del sistema giuridico israeliano, per “abrogare tutte le leggi, le politiche e le pratiche che perpetuano una discriminazione sistemica contro i palestinesi basata su razza, religione od origine etnica”. In una parola: “Apartheid”.
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