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8 gennaio, 2026Gli agricoltori protestano a Parigi, la Francia continua a essere contraria all'accordo di libero scambio. Dopo un'opposizione durata mesi, Roma è pronta a al via libera
Alla vigilia del voto (decisivo?) in Europa sul Mercosur, i trattori tornano in strada. A Parigi - dove sono arrivati sotto l’Arco di trionfo e sotto la Tour Eiffel - continuano a pressare Emmanuel Macron che, tra i principali leader europei, è il più scettico sull’accordo di libero scambio con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Decine di agricoltori hanno lanciato diversi blocchi stradali nella capitale francese, con il sindacato Coordination rurale che teme che il Mercosur possa inondare il Paese di prodotti a bassissimo costo. Per ora, il bilancio è di 25 agricoltori arrestati e dieci trattori sequestrati.
Il governo francese ha affermato che "non lascerà correre" sulle azioni di protesta degli agricoltori con i trattori nella regione di Parigi, che sono "illegali", ha avvertito oggi la portavoce dell’esecutivo, Maud Bregeon, ai microfoni di France Info. "Bloccare parzialmente l'autostrada A13 come avvenuto questa mattina o tentare di raggiungere l'Assemblée Nationale con tutti i significati che comporta, è anche questo illegale - ha continuato la Bregeon - e quindi il ministro dell'Interno non lascerà correre”.
Nelle strade riprende la protesta degli agricoltori, mentre le cancellerie europee sono pronte al voto sull’accordo di libero scambio Ue-Mercosur. L’Ungheria di Viktor Orbán ha confermato la propria contrarietà. “Domani l'Ungheria voterà contro l'accordo di libero scambio tra l'Ue e il Mercosur. La Commissione europea sta spingendo per l'adozione e l'attuazione di un accordo che aprirebbe l'Europa alle importazioni illimitate di prodotti agricoli sudamericani a scapito dei mezzi di sussistenza degli agricoltori ungheresi - ha scritto su X il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto -. Ci opponiamo a questa decisione, poiché Bruxelles sta ancora una volta ignorando gli interessi dei nostri agricoltori”.
Arrivando al vertice dei Volenterosi di Parigi, invece, Giorgia Meloni - che insieme a Francia e Polonia guidava il fronte del “no” - ha annunciato il via libera di Palazzo Chigi. L’Italia, ha detto la presidente del Consiglio, accoglie “con soddisfazione la decisione della Commissione europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale per rendere disponibili, già dal 2028, ulteriori 45 miliardi di euro per la Politica agricola comune”.
Dal canto suo, Bruxelles ha accordato la possibilità di spendere, fin dal primo anno del prossimo ciclo di bilancio, i 293,7 miliardi di euro destinati alla Pac 2028-2035. Nella riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura di ieri è stato anche deciso di creare una riserva dal valore di 6,3 miliardi di euro per proteggere i lavoratori da eventuali shock. Nel negoziato con Bruxelles, Roma aveva anche chiesto di esentare i fertilizzanti dalla carbon border tax, che impone agli importatori dell'Ue di pagare per l'inquinamento causato dai prodotti che entrano nell’Unione.
E la Francia che fa? Per ora sembrerebbe intenzionata a confermare il proprio “no” e continua a essere in compagnia della Polonia, della Repubblica Ceca, della Slovacchia e dell’Ungheria. Ma per il via libera basta la maggioranza qualificata, con almeno 15 Paesi favorevoli che coprano almeno il 65 per cento della popolazione.
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