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12 febbraio, 2026Tasse indiscriminate e blocchi forzati a infrastrutture strategiche. La fronda che fa infuriare il tycoon cerca di proteggere l'economia interna
Sei voti che scatenano l’ira di Donald Trump. E mandano un segnale, o meglio, come lo definisce il New York Times, uno schiaffo al presidente statunitense. Il casus belli è il voto alla Camera sulla revoca delle tariffe commerciali al Canada volute da Trump. Il conteggio finale è di 211 voti contrari e di 219 favorevoli. Tra questi, sei voti e sei nomi che Trump ricorderà bene. Don Bacon, Dan Newhouse, Brian Fitzpatrick, Lori Chavez-DeRemer, Mike Lawler e Juan Ciscomani.
Una piccola fronda repubblicana in difesa dell’economia Usa che, a detta loro e dei democratici, continua a subire lo scotto di una politica indiscriminata di dazi. Don Bacon ha dichiarato senza mezzi termini: "I dazi rappresentano un saldo negativo netto per la nostra economia; sono una tassa significativa sui consumatori, sui produttori e sugli agricoltori americani". E lancia un monito costituzionale: "Perché il Congresso non dovrebbe difendere la propria autorità indipendente e i propri poteri?".
Stessa linea per Dan Newhouse, rappresentante repubblicano dello stato di Washington, che sottolinea come l’applicazione indiscriminata dei dazi al Canada abbia "danneggiato direttamente i cittadini e le imprese del mio Stato". Ma anche i rapporti con il Canada stesso, spiega il democratico Gregory Meeks, ha rimarcato come questa politica stia danneggiando il rapporto con il Canada, spingendolo paradossalmente più vicino alla Cina e facendo impennare i prezzi domestici".
Il voto ha bloccato i dazi del 25% imposti dal tycoon su tutti i beni provenienti dal Canada. Si tratta di un blocco simbolico su due fronti. Quello operativo, in quanto il "no" della Camera ai dazi non ferma il potere di veto di Trump, che potrebbe essere superato solo con una maggioranza di due terzi. Quello politico. Sì perché lo “scontro” al Congresso arriva solo pochi giorni dopo l'annuncio del tycoon di voler bloccare l'apertura del ponte Gordie Howe che collega Detroit a Windsor. Un’infrastruttura fondamentale per il commercio automobilistico nordamericano e che ora Trump prova a usare come leva per strappare al governo di Justin Trudeau concessioni su immigrazione e sicurezza.
Una frattura a cui Trump risponde a suon di minacce. Appena terminata la seduta il presidente ha infatti pubblicato un post sul social Truth in cui assicura che "qualsiasi repubblicano, alla Camera o al Senato, che voti contro i dazi subirà gravi conseguenze al momento delle elezioni, e questo vale anche per le primarie".
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