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18 febbraio, 2026Dopo la pubblicazione della notizia da parte di Repubblica, Avs e Italia viva chiedono chiarezza: "È un fatto di estrema gravità"
Il ministero dell'Interno italiano, la Procura di Prato e il ministero della pubblica sicurezza cinese. Una triangolazione che dal 2024 ad oggi avrebbe portato guai grossi a Roma. Stando a quanto riporta La Repubblica, una lista di cinquemila agenti della Digos impegnati in indagini antiterrorismo, antiriciclaggio e più in generale contro organizzazioni criminali cinesi sarebbe finita nelle mani degli hacker di Pechino.
Una presunta intrusione che avrebbe portato all'interruzione della cooperazione diplomatica e giudiziaria tra Roma e Pechino, che passa da Prato, la città Toscana prima in Italia per incidenza percentuale della comunità cinese.
La ricostruzione
La Procura di Prato guidata da Luca Tescaroli a novembre 2025 riceve una delegazione guidata dall'assistente del ministro della Pubblica sicurezza Zhongyi Liu. La Procura toscana avvia diverse inchieste su omicidi, traffici illegali e riciclaggio con l’obiettivo di colpire la criminalità organizzata di matrice cinese e avvia una rogatoria a cui la Cina risponde promettendo aiuto, ma anche chiedendo accesso ai fascicoli.
Repubblica svela i retroscena di un incontro cui prendono parte il procuratore Tescaroli, gli investigatori della polizia e una folta delegazione cinese: l’assistente del ministro della pubblica sicurezza cinese Zhongyi Liu, il console generale Qi Yin, l’ufficiale di collegamento della polizia cinese a Milano, Jie Liao, il vice direttore della polizia criminale del ministero di Pubblica Sicurezza Xiang Zheng, il vice direttore centrale dell’ufficio affari internazionali del ministero di Pubblica sicurezza, Zhaohui Zhou e il capo divisione della direzione centrale polizia criminale Xingjun Mio.
Scambio di informazioni nell’ottica di una cooperazione. All’incontro di Prato ne segue uno con il capo della polizia Vittorio Pisani su esplicita richiesta della delegazione cinese. È qui che emergerebbe la violazione informatica, con l'ipotesi della sottrazione dei dati. Nello specifico, la lista dei nomi dei cinquemila agenti Digos impegnati nelle indagini non solo di Prato, ma di tutta Italia. Nessuna risposta in merito da parte delle autorità cinesi. La cooperazione, va da sé, viene congelata.
Sul punto, intervengono a chiedere chiarezza Angelo Bonelli e Peppe de Cristofaro di Alleanza verdi sinistra, i senatori di Italia viva Enrico Borghi, Ivan Scalfarotto, Raffaella Paita, Dafne Musolino, Annamaria Furlan, Daniela Sbrollini, Riccardo Magi di +Europa.
"Un fatto di estrema gravità”, commenta Bonelli. “Chiedo al ministro Piantedosi, molto impegnato ad attaccare l'opposizione sui temi che riguardano l'ordine pubblico, cosa ha fatto per garantire la sicurezza dei dati e delle identità di 5 mila agenti di polizia? Come è possibile che il sistema informatico del Viminale sia così vulnerabile? Per questo ho presentato un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno per sapere se la violazione sia avvenuta, quali sistemi siano stati compromessi, quali dati risultino effettivamente sottratti e quali misure di sicurezza e contenimento siano state adottate”.
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