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20 febbraio, 2026Gli Usa hanno ribadito di sostenere il riarmo europeo, anche in un'ottica di crescenti tensioni internazionali, in cui a Washington potrebbe fare comodo avere un alleato preparato. Ma gli sforzi non devono indebolire la base industriale della difesa transatlantica
Il riarmo sì, ma non a tutte le condizioni. Gli Stati Uniti di Trump hanno minacciato ritorsioni se l'Unione europea dovesse introdurre delle clausole vincolanti nella revisione delle norme sugli appalti per la difesa, attesa entro l'estate. In poche parole, se l’Unione europea cambierà le regole degli acquisti militari imponendo di comprare soprattutto prodotti europei invece di quelli americani, gli Stati Uniti potrebbero adottare misure di risposta punitive.
"Gli Stati Uniti si oppongono fermamente a qualsiasi modifica che limiti la capacità" delle aziende Usa di accedere al mercato europeo, si legge nel contributo del dipartimento della Difesa americano alla consultazione pubblica della Commissione Ue che si è appena conclusa. Washington ha definito "sbagliata" un'eventuale linea protezionista e avverte che, in caso di clausole vincolanti, potrebbe rivedere le deroghe del suo 'Buy American', chiudendo a sua volta alle aziende Ue l'accesso agevolato ad alcune gare.
Sì al riarmo, ma condizioni definite
Gli Usa hanno ribadito di sostenere il riarmo europeo, soprattutto nello scenario delle crescenti tensioni internazionali. A Washington potrebbe fare comodo avere un alleato preparato, ma gli sforzi non devono indebolire la base industriale della difesa transatlantica. Così, si rischierebbe di "mettere a repentaglio la nostra capacità collettiva di fornire equipaggiamenti o mettere a rischio i benefici economici condivisi", si legge nella dichiarazione del Pentagono.
Le possibili ritorsioni
Tra le ritorsioni minacciate da Washington ci sarebbe lo stop a deroghe ed eccezioni previste dalle leggi Buy American - che favoriscono o impongono l’acquisto di prodotti e servizi realizzati negli Usa, soprattutto in settori strategici - collegate agli accordi firmati da 19 Paesi Ue, che invece aprono i mercati degli appalti pubblici tra i Paesi coinvolti, limitando l’applicazione rigida del Buy American verso i partner aderenti. Una preferenza europea quindi "comprometterebbe il riarmo europeo e indebolirebbe l'interoperabilità e la prontezza della Nato", evidenzia ancora il Pentagono, aggiungendo che la misura sarebbe "in contrasto" con l'accordo Ue-Usa sui dazi e che "la difesa rimane principalmente una competenza nazionale".
Anche la Camera di commercio americana, con toni più moderati, ha risposto alla consultazione pubblica mettendo in guardia contro una preferenza europea troppo stringente. Una presa di posizione che arriva a pochi giorni dalla presentazione - attesa il 26 febbraio - del piano complessivo Ue per l'industria che, con tutta probabilità, conterrà clausole Buy European per gli appalti nei settori strategici.
L'Ue ha già introdotto criteri di contenuto minimo europeo nel programma Safe da 150 miliardi e nel prestito da 90 miliardi destinato all'Ucraina: in entrambi i casi almeno il 65% del valore degli equipaggiamenti deve provenire dall'Europa.
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