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22 febbraio, 2026Nelle università Sharif e Amir Kabi di Teheran, centinaia di studenti hanno lasciato le aule vuote nel giorno della riapertura per manifestare, in segno di lutto, per i morti di gennaio
Le università riaprono, ma in Iran le aule restano vuote. A Teheran, alla Sharif e alla Amir Kabir, centinaia di studenti vestiti di nero - in lutto per i morti delle proteste di gennaio - hanno marciato nei campus gridando “Morte al dittatore” e “Libertà, libertà, libertà”. I video, verificati dal New York Times, mostrano spintoni tra gruppi di ribelli e lealisti filo-governativi, tensione nei cortili e ingressi bloccati dalle forze di sicurezza. Le agenzie vicine ai Pasdaran parlano di sit-in “degenerati” e tensioni “limitate”, ma la riapertura degli atenei ha schiuso anche la frattura.
tra proteste e possibile guerra
La repressione che un mese fa aveva soffocato l’ondata di proteste è stata tra le più sanguinose della storia recente del Paese. Il governo ha ammesso che ci sono stati oltre 3.000 morti; gruppi per i diritti umani e media indipendenti parlano di numeri sensibilmente più alti, anche di cinque volte maggiori. In totale, per altre organizzazioni indipendenti i Secondo dati riportati dalla stampa iraniana, su oltre 11.000 arrestati il 77% ha meno di 30 anni e il 17% sono studenti delle superiori. Quelli di una generazione che chiede liberazioni e un cambio di rotta.
Mentre nei campus si canta contro il sistema teocratico sciita, ai vertici si pianifica la sopravvivenza. L’ayatollah Ali Khamenei ha affidato ad Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, il coordinamento politico e militare in vista di un possibile conflitto con gli Stati Uniti. I missili sono stati spostati verso i confini occidentali e lungo il Golfo, mentre sono in corso esercitazioni nello Stretto di Hormuz. “Non cerchiamo la guerra, ma risponderemo”, ha detto Larijani ad Al Jazeera.
Sul piano diplomatico, Teheran ha alzato il tono con l’Europa: dopo che il Consiglio Ue ha inserito le Guardie Rivoluzionarie nella lista delle organizzazioni terroristiche, l’Iran ha fatto lo stesso con le “forze navali e aeree” degli Stati membri. Intanto, il regime punta a far passare il controllo per la piazza. In caso di escalation - riporta il New York Times -, unità speciali di polizia, intelligence e milizie Basij verrebbero dispiegate nelle grandi città per prevenire nuovi focolai di dissenso. D’altronde nessuno, a Teheran, sembra pensare che sarà un semestre come gli altri.
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