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22 febbraio, 2026Budapest ha deciso di fermare l'iniziativa di Bruxelles, alla vigilia del Consiglio affari esteri, dove servirà l'unanimità dei Ventisette. Una decisione che passa dall'infrastruttura strategica per l’approvvigionamento energetico ungherese e slovacco
L’Ungheria bloccherà il ventesimo pacchetto di sanzioni dell’Unione europea contro la Russia. Ad annunciarlo alla vigilia del Consiglio affari esteri a Bruxelles è il ministro degli Esteri Péter Szijjártó: “L’Ue intende adottare il 20esimo pacchetto di sanzioni. L’Ungheria lo bloccherà", ha scritto su X. "Finché l’Ucraina non riprenderà il transito di petrolio verso Ungheria e Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba, non permetteremo che decisioni importanti per Kiev vadano avanti”.
Budapest lega dunque il via libera per le nuove misure restrittive al ripristino dei flussi di greggio russo attraverso il Druzhba, infrastruttura strategica per l’approvvigionamento energetico ungherese e slovacco. Secondo quanto riportato anche dalla stampa ungherese, il governo di Viktor Orbán ha già minacciato di fermare il prestito Ue da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina, sostenendo che “finché l’Ucraina bloccherà l’oleodotto Druzhba, l’Ungheria bloccherà il prestito di guerra ucraino”.
Szijjártó ha accusato Kiev di usare il petrolio come leva politica: per lui si tratterebbe di un “ricatto”. E denuncia il rischio di rincari dei carburanti e interruzioni delle forniture in vista delle elezioni parlamentari. In risposta, Budapest ha fatto sapere di aver attinto alle proprie riserve strategiche e di aver avviato forniture alternative via mare, oltre ad aver sospeso alcune esportazioni energetiche verso l’Ucraina. La decisione ungherese rischia ora di complicare l’adozione del nuovo pacchetto di sanzioni, che richiede l’unanimità dei Ventisette, proprio alla vigilia dell’anniversario dell’inizio della guerra.
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