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23 febbraio, 2026Lo Stato lancia un segnale di sicurezza in vista dei Mondiali di quest’anno. Ora attende cosa accadrà al vertice della Jalisco Nueva Generación. Ci sarà sicuramente un ricambio. I candidati sono molti. C’è il rischio di una battaglia per la successione
Adesso tutto il Messico ha paura. Ha paura della reazione. Di come, dove e con quale intensità il Cartello ferito al cuore accetterà la sfida dello Stato. Lo abbiamo visto ieri, 22 febbraio: decine, forse centinaia di auto, bus e camion dati alle fiamme. Incendiate stazioni di servizio, uffici governativi e statali. Perfino un aeroporto come quello di Puerto Vallarta, perla del turismo di Jalisco, è stato teatro di uno scontro furibondo tra miliziani e soldati dell’esercito con i turisti costretti a nascondersi dietro i banconi delle partenze. L’uccisione di El Mencho, da Nemesio, diminutivo di Nemesio Oseguera Cervantes, capo indiscusso del Jalisco Nueva Generación, non è solo un colpo inferto alla più potente e ramificata organizzazione criminale del Paese. La sua fine segna un vero spartiacque nella lotta ai narcos, già in parte sancita con l’arresto, avvenuto nel luglio del 2024, di Ismael “El Mayo” Zambada García, socio confondatore del Cartello di Sinaloa assieme al più noto Joaquin Guzmán Loera, detto el Chapo.
Uno dei quattro figli dell’ex re mondiale della cocaina, oggi in carcere per una condanna all’ergastolo, gli aveva teso una trappola trasportandolo con l’inganno, a bordo di un aereo privato, negli Usa dove lui stesso si era consegnato agli agenti della Dea assieme a un trofeo che gli poteva aprire la strada, come è poi avvenuto, verso un forte sconto di pena e la probabile semilibertà. Quella cattura venne considerata come un vero affronto dai figli di “El Mayo” dando inizio a una resa dei conti con decine di esecuzioni tra le fila della fazione dei “Chapitos” non ancora conclusa. La vendetta ha finito per indebolire quello che è stato storicamente il Cartello più forte anche a livello internazionale. E di questo ne aveva approfittato il rivale della Jalisco Nueva Generación, nata nel 2010 come braccio armato della mafia di Sinaloa.
Senza più El Chapo al comando, con i quattro Chapitos, di cui due collaboratori di giustizia negli Usa, in lotta per il dominio del Cartello, El Mencho ha avuto gioco facile nell’erodere sempre più territorio e settori del narcotraffico ai suoi nuovi rivali. Oseguera era a capo di un’organizzazione criminale di vasta portata, più potente di qualsiasi altra; era violenta e aggressiva nelle sue attività che spaziavano dal traffico di droga, di armi e esseri umani, al riciclaggio, alle estorsioni. El Mencho si è sempre mosso con discrezione, lontano dagli sfarzi e la pubblicità che altri boss amavano e amano ostentare. Non proveniva dalla vecchia stirpe dei trafficanti. Figlio di umili contadini del Michoacán emigrati negli Usa, era più volte rientrato in Messico per trattare piccole partite di marijuana da rivendere oltre frontiera.
Il salto di qualità avviene nel 2006, in piena guerra tra i Cartelli. Il Cjng nasce come una costola dal Cartello Milenio e dalla storica rete della famiglia Valencia. Mentre i grand gruppi criminali si frammentavano, questa nuova generazione di capi emergenti si rese conto che il narcotraffico non era più un feudo ma una rete. Una catena, come la definì il Segretario alla Sicurezza del governo messicano Omar García Harfuch, “con nodi replicabili, espansione aggressiva e diversificazione dei prodotti: metanfetamina, cocaina, fentanyl, estorsione, controllo del territorio…”.
La Jalisco si muoveva solo per dimostrare la sua forza e capacità distruttiva. Lo faceva in modo spettacolare: nel 2015 abbatté un elicottero a Jalisco durante un’operazione antidroga dell’esercito; nel 2016 rapì i figli del Chapo Guzmán a Puerto Vallarta che poi furono rilasciati grazie alla mediazione dell’altro socio, el Mayo Zambada. Ma è nel 2020 che Nemesio lancia la vera sfida allo Stato. Tende un agguato nel cuore di Città del Messico al Segretario della Sicurezza Harfuch. Verranno esplosi, in pieno giorno e in mezzo alla gente, oltre 120 proiettili. L’alto funzionario resterà ferito, due uomini della sua scorta saranno invece uccisi. Erano gli ultimi mesi della presidenza Obrador che con il suo motto “abbracci, non proiettili” aveva cercato, inutilmente, di arrivare a un accordo di pace con chi aveva reso il Messico un cimitero a cielo aperto con i suoi 100 mila morti e scomparsi.
Claudia Shienbaum ha adottato una strategia opposta: niente offensiva, ma uso attento e diffuso dell’intelligence. Un lavoro quasi sotterraneo, fatto di ascolti, intercettazioni, e uso della rete satellitare statunitense. La presidente si è affidata allo stesso Harfuch per l’eccellente lavoro svolto mentre era sindaca della capitale. Insieme hanno deciso di utilizzare l’esercito e non la marina tradizionalmente più affidabile e meno sensibile alla corruzione. La coppia ha difeso la sovranità del Messico declinando l’offerta di Trump a far intervenire oltre i confini i corpi scelti della Dea. Ma ha risposto alle sollecitudini di Washington estradando decine di boss dei narcos che il Dipartimento della Giustizia rivendicava. Hanno entrambi retto alle pressioni ottenendo, con i loro mezzi e nei loro tempi, un risultato che il presidente Usa ha voluto sottolineare. Il Messico lancia un suo segnale di sicurezza in vista dei Mondiali di quest’anno. Ora attende cosa accadrà al vertice della Jalisco Nueva Generación. Ci sarà sicuramente un ricambio. I candidati sono molti. C’è il rischio di una battaglia per la successione. Qualcuno potrebbe essere tentato di lanciare un segnale di risposta alla sfida. Nel dubbio gran parte delle scuole del Messico oggi sono chiuse.
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