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24 febbraio, 2026Il patriarca di Gerusalemme interviene in collegamento con l’incontro dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna. "Difficile esprimere grande fiducia nelle istituzioni politiche internazionali"
"Qui sono molto arrabbiati con la comunità internazionale: perché la comunità internazionale non permette alla Russia di fare in Ucraina quello che permette a Israele di fare in Palestina". Il cardinale e patriarca dei Latini a Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa interviene così in collegamento con l’incontro dell’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna.
“Per continuare a parlare di pace”, è il titolo. Ma il senso, è che non può esserci pace senza istituzioni politiche disposte a costruirla davvero. "Gli accordi internazionali hanno dimostrato la loro debolezza: siamo in fase in cui i grandi decidono secondo i loro criteri, che non sono nel bene comune. La guerra, dal punto di vista politico e sociale, non è conclusa". Il disastro umanitario continua e con esso gli attacchi israeliani alla popolazione. È di poche ore fa la notizia di un morto e vari feriti dopo un attacco con drone nel nord della Striscia.
"Siamo in un momento difficile dal punto di vista umano - ha aggiunto Pizzaballa - quello che vedo come credente, come uno che vive qui da quasi quarant'anni, è che non è il momento in cui si può esprimere grande fiducia nelle istituzioni politiche internazionali multilaterali. Questo è un dato di fatto". Fiducia nelle istituzioni e fiducia in un futuro che, per Gaza, potrebbe non arrivare mai. "È un momento durissimo - ha concluso - in cui c'è un'aggressione continua alla prospettiva futura per un futuro Stato palestinese: l'odio che questa guerra ha creato è profondissimo e parlare di ricostruzione è difficile".
"Dobbiamo ripartire dal basso, dalle organizzazioni sociali e religiose, facendo rete anche se abbiamo opinioni diverse tra chi riconosce il bisogno di riconoscersi. La pace non verrà negli accordi ma da qui, da chi nel territorio con pazienza e fatica si metterà in gioco per fare qualcosa di bello insieme agli altri".
La via della mediazione non passerebbe quindi dai grandi tavoli per la pace, spiega il cardinale, quanto da degli spazi di mediazione e dialogo. “Verrà il momento in cui tutto questo fallirà: quello che si costruisce nella violenza fallisce è solo questione di tempo”. L’invito, è a non deporre le armi del dissenso: “Non vogliamo sempre essere accondiscendenti, dobbiamo dare fastidio. Dobbiamo dire che non tutto quello che si fa e si dice è condivisibile, ma in modo costruttivo, offrendo alternative", insiste Pizzaballa.
All'appuntamento di Bologna dedicato ai quattro anni della guerra in Ucraina, oltre al presidente della Regione Michele de Pascale e dell'Assemblea legislativa Maurizio Fabbri, era presente anche il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi. "Quattro anni di enormi sofferenze, quindi speriamo che finiscano presto, e che l'Europa scelga una presenza ancora più forte, di aiutare più che può il dialogo per mettere fine a questa tragedia". Un invito al dialogo e all'azione umanitaria. Nello specifico, "lo scambio di prigionieri, la ricerca dei dispersi, dei bambini". "Gli aspetti umanitari - conclude Zuppi a margine dell'incontro di Bologna - sono importanti e sono anche un allenamento di dialogo, per limitare le conseguenze terribili della guerra".
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