Mondo
27 febbraio, 2026Dicevano di cercare una bimba di cinque anni e di essere della polizia, invece facevano parte dell'agenzia federale anti-immigrazione. Il sindaco di New York è intervenuto per liberarla, ma per il Dipartimento di Sicurezza interna gli agenti si erano identificati
Erano in cinque: si sono presentati come poliziotti, mostrato un volantino per una bambina scomparsa e hanno chiesto di entrare per cercarla. Si trattava però di agenti dell’Ice. È cominciata così, alle 6:30 del mattino, l’irruzione che ha portato all’arresto di Elmina “Ellie” Aghayeva, studentessa della Columbia University, prelevata dal suo appartamento in un edificio residenziale dell’ateneo di New York. Secondo la comunicazione ufficiale dell’università, gli agenti federali anti-immigrazione avrebbero fornito informazioni false per accedere alla struttura.
Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha parlato direttamente con Donald Trump - era a Washington per un incontro già previsto - e poche ore dopo ha annunciato sui social che la studentessa sarebbe stata rilasciata a breve. Nel pomeriggio, la stessa Aghayeva ha confermato su Instagram di essere stata liberata.
le versioni
La ricostruzione è ancora più dettagliata nel racconto del New York Times: cinque agenti in borghese si sarebbero presentati come membri del Dipartimento di Polizia, sostenendo di cercare una bambina scomparsa, mostrando perfino fotografie nel corridoio del palazzo. Una volta dentro, non avrebbero esibito alcun mandato giudiziario. Per la Columbia, l’accesso alle aree non pubbliche - dormitori, aule, spazi con badge - richiede un mandato o una citazione giudiziaria: un mandato amministrativo non basta.
Il Dipartimento di Sicurezza interna ha però contestato questa versione, sostenendo che gli agenti si sarebbero identificati e che sarebbero stati fatti entrare dalla coinquilina e dall’amministratore dell’edificio. L’arresto, secondo il Dhs, sarebbe legato alla revoca del visto studentesco della giovane, avvenuta anni fa, e a un procedimento di espulsione ancora pendente.
le reazioni locali
Diversi funzionari locali hanno accusato l’Ice di aver “impersonato” la polizia, di aver usato “badge finti” e un falso bollettino per aggirare l’obbligo di mandato. Non è il primo arresto di uno studente della Columbia da parte dell’Ice nell’ultimo anno: nel 2025 l’attivista palestinese Mahmoud Khalil era stato fermato nel suo dormitorio e detenuto per mesi. Con la linea sull’immigrazione dell’amministrazione Trump che si sposta man mano più in là, anche le operazioni nei campus universitari diventano più frequenti. Intanto anche la Columbia ha annunciato nuove misure: il personale degli edifici non potrà più far entrare forze dell’ordine senza il coinvolgimento della sicurezza interna e dell’ufficio legale dell’università.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Ghali, l'Italia s'è desta - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 27 febbraio, è disponibile in edicola e in app



