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10 marzo, 2026A Social Circle, paese da 5000 abitanti, cittadini e istituzioni non sembrano pronti ad accogliere la nuova struttura dell'agenzia federale di Trump. La popolazione è in protesta, mentre il sindaco ha avvertito che il sistema fognario è "già al limite". Nel frattempo, altri Stati si preparano a possibili retate dell'Ice
A Social Circle, in Georgia, il progetto anti-immigrazione di Trump può ripartire da un capannone: un ex magazzino che l’Ice vorrebbe trasformare in centro di detenzione. La città - poco più di 5mila abitanti - si è ritrovata a fare i conti con un progetto che, dalle stime circolate in questi mesi, potrebbe moltiplicare la popolazione “presente” in poche settimane. Portando così fino a 8500 migranti tra le mura di un edificio sì enorme (quasi 100mila metri quadri, più di ogni altra struttura simile negli Stati Uniti), ma con il rischio di un’onda lunga su strade, servizi sanitari e soprattutto su una rete idrica e fognaria che il sindaco ha definito già “quasi al limite”.
l'ice e il centro di detenzione di social Circle
Il punto, racconta un’inchiesta interattiva del New York Times, è che il centro di detenzione rischia di pesare sulla città e sui detenuti “ogni volta che si apre un rubinetto”. Social Circle, attraverso le istituzioni locali e le proteste dei propri cittadini, sostiene di non poter reggere un carico improvviso senza interventi strutturali. La disputa è diventata anche una questione di procedura: cosa è stato comunicato, quando, e con quale grado di dettaglio su capienza, tempistiche e impatti. Soprattutto perché il centro di detenzione è pronto ad aprire già da metà maggio.
Alla base del progetto c’è il modello “hub”: una logistica definita su spazi comuni come caffetterie, aree dedicate ad attività sociali o ricreative, e la promessa implicita di un controllo più efficiente. Ma l’efficienza, in questo caso, inciampa nell’aritmetica municipale: una piccola comunità che misura tutto in chilometri di condotte, turni di polizia e bilanci potrebbe collidere - raccontano esperti al Times - con le necessità energetiche della struttura. E persino le vie di fuga e le uscite d’emergenza, stando al progetto attuale, potrebbero non garantire una sicurezza adeguata.
non solo Minnesota: altri stati si preparano all'ice
La presenza dell’Ice non si limita solo al Minnesota - per le retate - o alla Georgia per la detenzione. Il New York Times racconta come, dopo l’operazione federale invasiva (e controversa) a Minneapolis, altre giurisdizioni abbiano iniziato a prepararsi “al buio”. Tra riunioni con avvocati, reti di supporto alimentare per chi teme di uscire di casa, ordinanze e proposte per limitare maschere e veicoli non contrassegnati, oltre a fondi per l’assistenza legale.
La mappa delle ansie attraversa città e Stati, dall’Ohio alla Pennsylvania, fino all’area di Washington: c’è chi monitora persino l’occupazione degli hotel o le transazioni immobiliari per capire se “sta arrivando” un’ondata di agenti. In questo clima, dicono funzionari e attivisti citati dal Times, il problema diventa doppio: “Preparare le comunità senza alimentare panico”.
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