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11 marzo, 2026All'Esposizione che partirà il prossimo 9 maggio ci saranno anche padiglioni di Mosca e Minsk. L'Italia non è tra i firmatari ma Giuli ribadisce tutta la propria contrarietà: "Ritengo che l’arte di un’autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia dissidente"
Il ritorno di Russia e Bielorussia alla Biennale di Venezia diventa un caso e spinge i ministri degli Esteri e della Cultura di 22 Paesi europei a firmare una lettera aperta al presidente Pietrangelo Buttafuoco affinché escluda Mosca e Minsk dall’Esposizione internazionale dell’Arte, che partirà il prossimo 9 maggio. La lettera non porta la firma dell’Italia, ma già nelle scorse settimane Alessandro Giuli aveva espresso tutta la propria contrarietà; una posizione che è tornato a ribadire ieri - 10 marzo - in un videomessaggio inviato durante la presentazione al Collegio Romano del Padiglione Italia a Venezia.
“Come ministro della Cultura - ha detto Giuli - ritengo che l’arte di un’autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia dissidente. Quando è scelta dai vertici di uno Stato autocratico, non ha la libertà consentita alla pura espressione artistica: quell’espressione che il popolo ucraino vede ogni giorno calpestata dalle bombe della Russia che, da oltre quattro anni, ne ha invaso i confini, le case, la libertà. L’arte - ha aggiunto - è libera quando è libero il governo che la mette in condizioni di esprimersi. E l’Italia appartiene al mondo libero ed è felice di valorizzare qualsiasi forma artistica, anche l’arte dissidente. Non si può dire lo stesso delle autocrazie…”.
Non è solo una protesta simbolica. Perché anche la Commissione europea si è schierata e ha minacciato lo stop ai fondi. La vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen e il commissario europeo alla Cultura Glenn Micallef hanno espresso una condanna “ferma” rispetto alla scelta di permettere a Mosca di riaprire il proprio padiglione, nonostante il conflitto in Ucraina sia ancora in corso. In una nota congiunta ricordano che “la cultura promuove e tutela i valori democratici, incoraggia il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione e non dovrebbe mai essere utilizzata come piattaforma per la propaganda”.
I due membri dell’esecutivo comunitario sottolineano inoltre che “gli Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’Ue ed evitare di dare spazio a individui che hanno attivamente sostenuto o giustificato l’aggressione del Cremlino contro l’Ucraina”, ribadendo che la decisione della Fondazione Biennale risulta “non compatibile con la risposta collettiva dell’Ue alla brutale aggressione russa”. Nella stessa dichiarazione arriva anche un avvertimento esplicito: “Qualora la Fondazione Biennale dovesse procedere con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia, prenderemo in considerazione ulteriori misure, tra cui la sospensione o la cessazione di un finanziamento Ue”.
Tra i Paesi europei che hanno firmato la lettera aperta a Buttafuoco figurano Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia.
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