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12 marzo, 2026Le prime parole da leader del regime teocratico sono state lette sulla tv di Stato da una speaker, accompagnate dai video dei bombardamenti di Israele e Stati Uniti: "Pagheranno il prezzo. La rivoluzione islamica sarà aiutata dai gruppi armati in Iraq e dalla resistenza nello Yemen"
Le prime parole da Guida Suprema sanno di promesse, minacce, avvertimenti e desiderio di vendetta. Ma senza ancora metterci la faccia. Il discorso d’esordio da leader del regime teocratico di Mojtaba Khamenei è stato infatti letto sulla tv di Stato da una speaker e si è aperto con un messaggio al popolo iraniano: “Dobbiamo sconfiggere il nemico e la nostra forza ci aiuterà a farlo”, seguito dall’invito agli altri Paesi del Golfo a chiudere ogni base statunitense.
"Da anni il nemico installa gradualmente basi in alcuni Paesi confinanti", ha proseguito Khamenei. "Nel recente attacco sono state utilizzate alcune di queste basi e, come avevamo avvertito, abbiamo colpito solo le basi, senza attaccare quei Paesi. Chiederemo un risarcimento al nemico e, se dovesse rifiutare, prenderemo la maggior parte dei suoi beni che riterremo opportuni. Se ciò non fosse possibile, distruggeremo una quantità equivalente di beni".
Le dichiarazioni del figlio di Ali Khamenei, ufficialmente al potere del regime teocratico dallo scorso 8 marzo, si susseguivano accompagnate da una sua foto e dai video dei bombardamenti lanciati da Israele e dagli Stati Uniti di Donald Trump. Che nelle scorse ore aveva assicurato come la fine della guerra fosse “molto vicina”, oltre a promettere un’imminente vittoria del fronte occidentale. Di diverso avviso è invece Mojtaba Khamenei: “Noi non ci ritireremo mai. Vendicheremo il sangue dei nostri martiri, vendicheremo il sangue di tutti i nostri cittadini. I nostri nemici pagheranno il prezzo, perché ci sarà una vendetta”.
Per quanto riguarda la situazione in Medio Oriente e i diversi Paesi diventati negli anni più vicini agli Stati Uniti, Khamenei ha garantito un cambio di rotta da parte del regime: “Dobbiamo avere buoni rapporti con i vicini, siamo pronti a migliorarli”. Pur avvertendo che “se ci saranno attacchi saremo costretti ad attaccare coloro che cooperano” tra i Paesi del Golfo. Un’area ormai penalizzata non solo sul fronte bellico, ma anche su quello economico dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, dove i pasdaran continuano ad attaccare le navi cargo che sfidano le restrizioni. E stando alle parole di Khamenei, non si fermeranno: “La leva per bloccare lo Stretto di Hormuz deve essere assolutamente utilizzata. Rimarrà chiuso per mettere pressione ai nemici”.
La “rivoluzione islamica”, così definita dal nuovo ayatollah, “sarà aiutata dai gruppi armati in Iraq” e “dalla resistenza nello Yemen”, ha assicurato. Per poi rivolgersi anche alle migliaia di iraniani morti dall'inizio del conflitto, definiti "combattenti coraggiosi". Infine, un altro giuramento, questa volta nella memoria di suo padre, leader del regime dal 1989 al 2026: “Promettiamo alla defunta Guida suprema che seguiremo il percorso e faremo del nostro meglio per proseguire quanto fatto in passato. E chiedo a tutti i diversi leader politici dell'Iran di fare del proprio meglio per mostrare unità”.
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