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12 marzo, 2026Le famiglie iraniane sfollate al momento sarebbero circa 600 mila, per un totale di 3,2 milioni di persone. Lo ha dichiarato, in una nota, precisando che si tratta di ''stime preliminari'', Ayaki Ito, il direttore dell'Unhcr per il sostegno alle emergenze e ai programmi e coordinatore interregionale della risposta ai rifugiati per l'emergenza in Medio Oriente
Continua l'esodo dei cittadini iraniani costretti a lasciare il proprio Paese a causa della guerra scatenata dai raid congiunti di Usa e Israele lo scorso 28 febbraio. Le famiglie iraniane sfollate al momento sarebbero circa 600 mila, per un totale di 3,2 milioni di persone. Lo ha dichiarato, in una nota, precisando che si tratta di ''stime preliminari'', Ayaki Ito, il direttore dell'Unhcr per il sostegno alle emergenze e ai programmi e coordinatore interregionale della risposta ai rifugiati per l'emergenza in Medio Oriente. ''La maggior parte di loro sta fuggendo da Teheran e da altre grandi aree urbane verso il nord del Paese e le zone rurali in cerca di sicurezza -. ha spiegato - Questo dato è destinato ad aumentare con il protrarsi delle ostilità, segnando una preoccupante escalation dei bisogni umanitari'', ha sottolineato Ito.
L'Unhcr ha sottolineato che a essere colpite sono anche le famiglie di rifugiati ospitate in Iran, per lo più afghane, che sono particolarmente vulnerabili, data la situazione già precaria in cui sono costrette a vivere e le reti di sostegno limitate. Le famiglie stanno lasciando le zone colpite a causa della crescente insicurezza e dell'accesso limitato ai servizi essenziali. La strategia dell'Unhcr consiste nell'adattare la sua risposta alle esigenze crescenti, collaborando con le autorità nazionali e i partner per valutare le nuove necessità e rafforzare la preparazione all'aumento dei movimenti di popolazione. Inoltre, l'Unhcr ha sottolineato l'urgente necessità di proteggere i civili, mantenere l'accesso umanitario e garantire che le frontiere rimangano aperte a coloro che cercano sicurezza, in linea con gli obblighi internazionali.
L'allarme dell'unicef
L'Unicef ha denunciato il fatto che, a più di dieci giorni dall'inizio del conflitto, la situazione stia diventando catastrofica per milioni di bambini in tutta la regione. Dal 28 febbraio, più di 1.100 bambini sono stati feriti o uccisi nelle violenze. Lo fa sapere il Fondo Onu per l'Infanzia e l'adolescenza (Unicef) in una nota. Tra questi, secondo le notizie, 200 bambini sono stati uccisi in Iran, 91 in Libano, quattro in Israele e uno in Kuwait.
Le diffuse interruzioni dell'istruzione, riporta ancora l'Unicef, hanno lasciato milioni di bambini fuori dalla scuola in tutta la regione, mentre centinaia di migliaia di bambini sono stati sfollati a causa dei bombardamenti incessanti. Le infrastrutture civili, tra cui ospedali, scuole e sistemi idrici e igienico-sanitari, da cui dipende la sopravvivenza dei bambini, sono state attaccate, danneggiate o distrutte dalle parti in conflitto. Nulla giustifica l'uccisione e la mutilazione dei bambini, né la distruzione e l'interruzione dei servizi essenziali da cui dipendono. Le gravi violazioni contro i bambini nei conflitti armati possono costituire violazioni del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti umani.
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