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15 marzo, 2026Articoli correlati
Continua a rimanere praticamente a zero il traffico in quel lembo di mare così strategico da cui passa il 20% del petrolio mondiale. L'amministrazione Usa valuta diverse opzioni per sbloccare il passaggio. Tajani: "Non siamo coinvolti in operazioni militari"
Ormai da giorni lo Stretto di Hormuz è un grande collo di bottiglia. Sono circa mille le navi ferme nei porti, tra cui duecento imbarcazioni petroliere che trasportano rifornimenti necessari in tutto il mondo, in attesa di attraversare questa lingua di mare così strategica. Nelle ultime due settimane, da quando la zona è diventata un teatro di guerra, il transito è crollato di circa il 90%.
Al netto di accordi - per esempio di quelli stretti con Cina o India - Teheran sta prendendo di mira qualsiasi imbarcazione occidentale che abbia legami diretti o indiretti con Stati Uniti e Israele. L’Iran mantiene di fatto il controllo di questo passaggio marittimo strategico. La chiusura dello Stretto di Hormuz, nel contesto dell’attuale escalation regionale, ha già contribuito a spingere verso l’alto le quotazioni del petrolio e ad aumentare i costi dei carburanti in diversi Paesi.
In un’intervista a Nbc, Donald Trump ha chiesto ai "numerosi Paesi colpiti dalle prepotenze dell'Iran" di contribuire alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz, inviando le proprie navi militari. "Molti Paesi ,in particolare quelli penalizzati dal tentativo dell'Iran di chiudere lo Stretto di Hormuz, invieranno navi da guerra, in coordinamento con gli Usa per garantire che lo Stretto rimanga aperto e sicuro", ha scritto il presidente Usa su Truth, aggiungendo di auspicare "che la Cina, la Francia, il Giappone, la Corea del Sud, il Regno Unito e altri Paesi, colpiti da questa restrizione artificiale, inviino le proprie navi nell’area".
Secondo quanto riferisce il The Wall Street Journal, l’amministrazione Trump starebbe valutando diverse opzioni militari per garantire la sicurezza del traffico nello Stretto di Hormuz. Tra le ipotesi allo studio vi è l’intensificazione degli attacchi aerei contro missili e droni iraniani diretti contro le navi in transito, ma anche l’organizzazione di convogli scortati da unità navali statunitensi e alleate.
In questo scenario, le petroliere attraverserebbero lo stretto affiancate da navi da guerra incaricate di bonificare eventuali mine e respingere attacchi provenienti sia dall’aria sia dalle piccole imbarcazioni d’assalto della cosiddetta “flotta zanzara” iraniana. Gli analisti stimano che potrebbero servire fino a due unità militari per ogni petroliera, con l’impiego complessivo di migliaia di uomini e mezzi – inclusi droni da sorveglianza e attacco – e costi destinati a protrarsi per mesi.
Secondo Lloyd's List Intelligence, misure di sicurezza di questo tipo ridurrebbero il traffico nello stretto a circa il 10% dei livelli normali, lasciando centinaia di navi mercantili in attesa nel Golfo. Sul tavolo resterebbe anche un’ipotesi più ampia: operazioni militari sulla costa meridionale iraniana per impedire il lancio di missili contro le rotte marittime, un intervento che potrebbe richiedere sbarchi anfibi dei United States Marine Corps e il coinvolgimento diretto delle forze iraniane.
A una domanda sul possibile ruolo italiano a Hormuz, intervenendo a Diario della domenica del Tg4, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto: “Non siamo coinvolti in operazioni militari su Hormuz. Nessun Paese europeo ha dato disponibilità militare per forzare” lo stretto. A proposito dell'indiscrezione del Financial Times - già smentita da Palazzo Chigi - secondo cui l'Italia starebbe trattando con Teheran per garantire un passaggio sicuro alle proprie navi, Tajani ha detto: "Non è vero che eravamo in trattative con l'Iran e non è vero che stavamo inviando navi miliatari. Dobbiamo lavorare per una de-escalation".
Anche il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, si è espresso sul tema: "Non posso citare alcun Paese in particolare, ma siamo stati contattati da diversi Paesi che desiderano garantire un passaggio sicuro alle loro navi", ha detto, assicurando poi che la Repubblica islamica "è aperta ai Paesi che vogliono parlare del passaggio sicuro attraverso lo stretto di Hormuz". "La decisione spetta alle nostre forze armate, che hanno già deciso di consentire a un gruppo di imbarcazioni appartenenti a diversi Paesi di transitare in condizioni di sicurezza - ha sottolineato -. Quindi garantiamo loro la sicurezza per il passaggio perché non abbiamo chiuso questo stretto. Non stanno venendo loro a causa dell'insicurezza che c'è, a causa dell'aggressione da parte degli Stati Uniti".
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