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19 marzo, 2026Nel testo, indirizzato ai vertici europei, i leader avevano scritto di ritenere “necessaria una revisione approfondita" del sistema. A Bruxelles, però, il premier spagnolo e il presidente francese puntano sulla necessità di evitare "scelte affrettate"
Sul tavolo del Consiglio europeo non c’è solo la guerra del Golfo. Oltre al tema puramente bellico, il conflitto che tocca l’Iran e tutto il Medio Oriente arriva a Bruxelles con le sembianze di una questione energetica e ambientale impellente. Il sistema Ets, il mercato europeo delle emissioni di CO2, diventa così uno dei nodi più divisivi tra i leader europei. Un groviglio nato da una lettera firmata da dieci Paesi, guidati dall’Italia di Giorgia Meloni, che chiedono una rivalutazione profonda del meccanismo. Nel testo, indirizzato ai vertici Ue, i leader dicono di ritenere “necessaria una revisione approfondita dell’Ets, volta a mitigare il suo impatto sui prezzi dell’energia elettrica e a ridurre il rischio di volatilità dei prezzi del carbonio”, chiedendo esplicitamente “un’estensione delle quote gratuite dell’Ue nell’ambito dell’Ets 1 oltre il 2034”. “Il tempo stringe”, si legge ancora nel documento, con la richiesta che la proposta legislativa venga presentata “al più tardi alla fine di maggio”, segno della pressione crescente sul dossier energia.
L'Ets e lo spaccato europeo
Dall’altra parte, però, emerge uno spaccato europeo tutt’altro che compatto. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha ribadito la necessità di difendere l’impianto del Green Deal, definito “uno dei pilastri della politica climatica europea e mondiale. Noi siamo aperti ad una qualche riforma che possa adattarli a questa congiuntura, ma non certo ad un suo smantellamento. Anzi, va rafforzato”. Allo stesso modo il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato a evitare scelte affrettate: “Nel contesto attuale serve flessibilità, per rispondere alla crisi, ma bisogna mantenere la struttura”.
Più allineate a Meloni, invece, le posizioni di altri leader europei. Il cancelliere austriaco Christian Stocker ha rilanciato la necessità di modifiche immediate: “L’Ets deve cambiare”, chiedendo di “estendere i certificati gratuiti oltre il 2034” e di “scorporare il prezzo del gas dal sistema dei certificati”, perché “non è una buona soluzione” continuare a pagare l’elettricità rinnovabile come se fosse prodotta da gas. Sulla stessa linea il premier ceco Andrej Babis, che ha attaccato apertamente Bruxelles: “Vogliamo la revisione dell’Ets il prima possibile. Il cronoprogramma della Commissione è totalmente errato”. Anche il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, sulla linea del governo italiano, ha insistito sulla necessità di affrettare i tempi: “Chiediamo un intervento di sospensione, almeno per quanto riguarda gli aspetti legati all’energia elettrica”. Un’urgenza soprattutto guidata dalle “forti richieste che provengono dal mondo produttivo”.
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