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24 marzo, 2026Articoli correlati
Il principe ereditario saudita avrebbe comunicato al presidente degli Stati Uniti di dover “spingere verso la distruzione del governo della linea dura dell'Iran” in quanto minaccia a lungo termine per il Golfo
Quasi un mese dall’inizio del conflitto in Medio Oriente scatenato dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele e, in filigrana, nuovi retroscena. Stando a quanto riporta il New York Times il principe Mohammed bin Salman, leader dell'Arabia Saudita, avrebbe spinto il presidente Donald Trump a iniziare e poi continuare la guerra contro l'Iran. Il motivo? La campagna militare Usa-Israele rappresenterebbe un’ "opportunità storica" per ricostruire gli assetti del Medio Oriente. Lo riportava, già all’inizio del conflitto, anche il Washington Post, secondo cui il parere di bin Salman sarebbe stato decisivo proprio per l’inizio del conflitto.
Telefonate private e pressioni affinché la guerra iniziasse, e poi continuasse. Il doppio gioco del principe si dividerebbe tra una strategia di comunicazione aperta alla diplomazia e al dialogo e un dietro le quinte fatto di odi alla guerra. Il New York Times parla di una serie di conversazioni nell'ultima settimana in cui il principe Mohammed avrebbe comunicato a Trump "che deve spingere verso la distruzione del governo della linea dura dell'Iran", una minaccia a lungo termine per il Golfo che può essere eliminata "solo liberandosi del governo".
A rinforzare il quadro è anche la ricostruzione del Washington Post, che basandosi su diverse fonti anonime racconta di numerose telefonate private tra Mohammed bin Salman e Donald Trump nelle settimane precedenti all’attacco, durante le quali il leader saudita si sarebbe detto favorevole a un’azione militare, pur mantenendo pubblicamente una linea diplomatica.
Per Riad l’indebolimento di Teheran - e viceversa - sarebbe un punto di svolta in una lunga storia di rivalità commerciali ed energetiche: pur non essendo ufficialmente coinvolta, l'Arabia Saudita è nel mirino delle ritorsioni iraniane, con attacchi a infrastrutture strategiche e pressioni sul sistema energetico. A partire dal controllo dello Stretto di Hormuz, attraverso cui gli ayatollah sono ben in grado di infliggere un duro colpo ai sauditi. Quello su cui Mohammed bin Salman si muove è insomma un equilibrio delicato: quello tra l’ambizione di rafforzare il ruolo saudita e la necessità di evitare un’escalation che potrebbe destabilizzare il Golfo intero.
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