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25 marzo, 2026Domani in parlamento a Bruxelles il voto della plenaria sulla direttiva sulla lotta contro la corruzione in tutta l'Unione europea. Che di fatto va in senso contrario all'abrogazione dell'abuso di ufficio voluta dall'esecutivo Meloni
Sarà approvata domani (26 marzo) dall'Eurocamera, nell’ambito del trilogo - ovvero del confronto tra Consiglio europeo, Commissione europea e Parlamento europeo -, la direttiva che stabilisce definizioni comuni per i reati di corruzione e armonizza le sanzioni e gli obblighi di prevenzione per gli Stati.
La direttiva, molto sentita da tutti gli Stati membri ad eccezione di Italia e Germania che si erano astenute al momento del voto in commissione, introdurrà norme a livello europeo per le sanzioni penali e non penali relative a una serie di reati, tra cui corruzione, appropriazione indebita, ostruzione alla giustizia, traffico di influenze, esercizio illecito di funzioni, arricchimento illecito legato alla corruzione, occultamento e corruzione nel settore privato. L'Italia avrà due anni di tempo per recepirla se non vorrà subire una procedura d'infrazione.
"La corruzione è uno dei principali strumenti attraverso cui il crimine organizzato si infiltra nelle istituzioni, nell’economia, nella vita democratica di ogni Paese - ha detto Giuseppe Antoci, europarlamentare del Movimento 5 Stelle e unico relatore italiano della direttiva -. Ma c’è un punto che più di tutti definisce il senso politico del voto di domani nella plenaria del Parlamento europeo, quello che prevede l’obbligatorietà dell’abuso d’ufficio, il punto cruciale del negoziato, il cuore della direttiva. Abuso d’ufficio che il governo italiano ha ostinatamente cercato di bloccare in sede di negoziato europeo tentando di salvare la legge Nordio che nel 2024 lo aveva cancellato dall’ordinamento italiano".
Si trattava del reato, previsto dall'articolo 323 del codice penale, che puniva chi, in qualità di pubblico ufficiale, abusava del suo potere per procurare a sé o a altri un ingiusto vantaggio oppure un danno. La decisione del governo Meloni di abolirlo nasceva dal fatto che il 94 per cento dei processi per abuso d'ufficio finiva con una assoluzione. Adesso Bruxelles legifera anche sui tempi legali validi in tutta Europa.
"Con l’approvazione di questa direttiva vogliamo affermare che in Europa non esisteranno più zone franche e questo varrà anche per l’Italia. Rimargineremo, così, una ferita profonda pensando anche a tutti coloro che in questi anni hanno dato la loro vita per la legalità e la giustizia", ha aggiunto Antoci.
L'obiettivo dichiarato dalle istituzioni europee è ridurre le disparità tra i sistemi giuridici nazionali e colmare le lacune nell’applicazione delle norme, soprattutto nei casi transfrontalieri. Tutti gli Stati membri dovranno adottare strategie nazionali anticorruzione e rendere disponibili i dati pertinenti in formati comparabili.
Le nuove norme rafforzeranno inoltre la cooperazione tra le autorità nazionali e i principali organismi dell’Unione, tra cui l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), la Procura europea, Europol ed Eurojust.
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