Mondo
25 marzo, 2026Per un accordo con l’Unione europea, parole e simboli dell’identità del Paese scompaiono dai testi. Con il beneplacito dell’Anp che solo così ottiene i fondi necessari a pagare i professori
«Se dovessi morire, tu devi vivere per raccontare la mia storia. / Se dovessi morire, fa’ che io sia un racconto». Dentro i versi di questa celebre poesia palestinese si avverte l’eco di un grido. Rafaat Al Areer, poeta e professore universitario di Gaza, non temeva la morte. Temeva, una volta ucciso, di mutare in un numero senza volto e senza nome, di essere narrato nel modo sbagliato o peggio, di non essere del tutto raccontato. Lo insegnava ai suoi studenti: «Prima di essere stata colonizzata fisicamente, la Palestina è stata colonizzata nei libri di storia».
Nel dicembre del 2023 è stato ucciso e le sue poesie sono un testamento che ci ricorda che le parole sono più che semplice inchiostro sulla carta. Sono armi, mani che modellano costantemente la nostra conoscenza del mondo e la nostra più intima, profonda coscienza. Talvolta sono anche scudi. Vengono utilizzate in modo astuto da chi, per coprire i suoi crimini, le utilizza per vestire i panni da vittima. Così, mentre un’annessione de facto della Cisgiordania sembra ormai vicina, mentre la violenza dei coloni aumenta ogni giorno di più e mentre Gaza vive una gravissima catastrofe umanitaria, la priorità dell’Unione europea è modificare i testi scolastici palestinesi.
Secondo documenti trapelati e ottenuti dal giornale palestinese Quds Network, i testi delle scuole palestinesi subiranno ampie modifiche secondo le volontà dell’Unione Europea, principale finanziatore dell’Autorità nazionale Palestinese (Anp). Una lettera datata 19 gennaio 2026, inviata dal ministro dell’Istruzione palestinese Amjad Barham al Ministro delle Finanzee Istifan Salameh, descrive le cancellazioni e le modifiche richieste dalle autorità europee. Si tratta di revisioni che riguardano testi dalla prima alla decima classe, di materie come arabo, storia, geografia, matematica, educazione civica. Sarebbero circa 300 le richieste di modifiche, molte di natura esplicitamente politica, che mirano a cancellare sistematicamente i riferimenti alla memoria nazionale e ad attaccare l’identità nazionale palestinese. Verranno eliminati i termini “Nakba”, e “rifugiato”, due parole che sono scatole contenenti le radici della causa palestinese.
Rimuoverle significa cancellare la memoria dell’occupazione e fare in modo che le nuove generazioni non comprendano di essere al centro di un progetto di colonizzazione. Difatti, il termine “sionismo” non ci sarà più. Cancellato da tutti i libri. Tra gli interventi più simbolici, la richiesta di rimuovere l’inno nazionale palestinese dai testi della prima elementare, insieme a immagini della bandiera e all’emblema dell’aquila. Cancellate anche poesie come "Ala Dal'ouna" dedicate alla patria e alla sua difesa, così come lezioni su Giaffa descritta come città palestinese. La frase «Gerusalemme è la capitale della Palestina» verrà modificata in una formulazione che enfatizza il carattere religioso della città per le tre religioni monoteiste. Anche riferimenti ai prigionieri nelle carceri israeliane e agli scioperi della fame verranno rimossi o sostituiti con contenuti incentrati su concetti astratti di pace e convivenza.
Secondo i documenti ottenuti da Quds Network, alcuni libri di testo subiranno revisioni superiori al 30% del loro contenuto originario. Una pressione che, per molti osservatori palestinesi, si traduce in una vera e propria cancel culture. Secondo l’Ue, questa operazione è semplicemente un tentativo di adeguare agli standard dell’Unesco su «pace, tolleranza e non discriminazione» i testi palestinesi che, secondo l’Ue, non li rispetterebbero e rischiano di fomentare odio, antisemitismo e violenza verso lo Stato d’Israele.
L’Unione Europea premeva già da molti anni affinchè avvenissero queste modifiche. Alcune erano state già apportate negli anni e nel 2024, a causa delle pressioni europee, l’Anp aveva firmato una “Lettera di Intenti” per adeguare i testi alle richieste di Bruxelles. La leva politica utilizzata per fare pressioni all’Anp sono i fondi europei dai quali l'associazione dipende fortemente. Nel 2021, l’Unione Europea aveva congelato oltre 220 milioni di euro di assistenza all’Anp: il blocco era durato 13 mesi, dopodiché una parte degli aiuti aveva cessato di essere erogata in attesa di riforme ai testi. Il 7 maggio 2025, il Parlamento Europeo ha votato nuovamente una risoluzione formale, dove chiedeva che i finanziamenti all’Anp fossero congelati fin quando i testi scolastici non fossero in linea con gli standard dell’Unesco. Nelle scuole palestinesi questa mancanza di fondi si avverte.
A causa della crisi finanziaria che attraversa la Palestina e a causa degli oltre 4 miliardi di euro delle tasse tenute in ostaggio da Israele, i salari dei professori sono tagliati di almeno un terzo da anni e in segno di protesta gli scioperi sono continui. Da mesi gli studenti vanno a scuola solo tre giorni a settimana, per mancanza di professori. L’intero sistema scolastico sta giungendo al collasso. Forse anche per questo, una quindicina tra professori e dirigenti di scuole in Cisgiordania, in particolare nella città di Al Khalil-Hebron, hanno rifiutato di concederci un’intervista:. «Ogni critica, ogni informazione rischierebbe di mettermi contro l’Anp, rischierei di perdere il lavoro, anzi, di essere imprigionato in detenzione amministrativa», dice un professore che chiede di restare anonimo. Questi professori saranno obbligati ad insegnare cose sbagliate ai loro studenti, a utilizzare termini astratti, che sradicano la causa palestinese della sua essenza. Toccherà agli studenti capire nei silenzi tra le parole le origini della loro storia. A metà gennaio di quest’anno, gli studenti palestinesi dei campi profughi in Libano hanno fatto esplodere una protesta quando si sono resi conto che il libro di geografia Unrwa era stato modificato cancellando la parola “Palestina”, e sostituendola con i termini “Gaza” e “Cisgiordania”.
In numerose scuole del Paese gli studenti hanno dato fuoco ai testi, rifiutandosi di accettare la modifica, che finirebbe per normalizzare l’occupazione israeliana e cancellare l’idea di uno Stato palestinese e il diritto al ritorno dei profughi.
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