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4 marzo, 2026Sali Berisha attacca frontalmente il premier accusandolo di aver trasformato il Paese in un narco-Stato. Il leader socialista rovescia sul rivale sospetti di terrorismo
Il centro di Tirana per due giorni si è trasformato nel terreno di scontro fra il governo di Edi Rama e l’opposizione guidata da Sali Berisha. La strada che porta alla sede del governo albanese è diventata un fiume di persone scese in piazza per chiedere le dimissioni del governo e soprattutto della vicepremier Belinda Balluku, al centro di gravi scandali giudiziari.
Il braccio destro del premier socialista a dicembre è stata incriminata dalla magistratura e poi sospesa perché accusata di aver utilizzato fondi pubblici per favorire società private in gare d’appalto del valore di centinaia di milioni di euro. La procura della capitale albanese ha anche chiesto al Parlamento di revocare l’immunità a Balluku, ma il voto non è stato ancora messo in calendario.
Dalla fine del 2025 il Partito Democratico è sceso in piazza tre volte, ma questa volta la partecipazione è stata massiccia e il governo di Rama ha reagito schierando oltre 1.300 agenti di polizia in tenuta anti-sommossa. L’obiettivo del serpentone che si è snodato nelle strade della piccola capitale era la sede dell’esecutivo che è stata bersagliata di bombe molotov e fuochi d’artificio. I feriti negli scontri sono stati alcune decine, compresi 16 poliziotti, e gli arrestati 25.
La protesta è stata dominata dal vecchio leader di centrodestra Sali Berisha che davanti ai suoi seguaci ha attaccato frontalmente l’esecutivo con accuse gravissime. «Il regime di Rama è addirittura peggiore della dittatura comunista di Enver Hoxha. Noi albanesi abbiamo sofferto per decenni la violenza e l’isolamento internazionale per colpa dei nemici della nostra nazione. Oggi possiamo ripartire e lo dobbiamo fare liberandoci di tutto quello che impedisce al popolo albanese di essere libero. Il regime creato da Edi Rama è un incubo per la nostra nazione e lui è un nemico dell’Albania. Posso confermare che esistono prove inconfutabili relative alle elezioni parlamentari dell’11 maggio scorso che sono state un’autentica farsa elettorale. Rama rappresenta oggi la minaccia più pericolosa per il Paese, superiore persino al regime comunista».
Ormai da 13 anni è il Partito socialista a dominare la scena politica del Paese delle Aquile e Berisha sa bene che, visti gli ultimi risultati elettorali, la sua formazione ha bisogno di ritrovare credibilità.
Per le strade di Tirana però regna soprattutto la delusione e chi protesta lo fa per le difficili condizioni economiche e la sempre diffusa corruzione, più che per sostenere il Partito democratico. Sali Berisha ha però approfittato delle inchieste della magistratura per attaccare il governo, travestendosi da campione della trasparenza, dopo aver scontato un anno di arresti domiciliari, tornando in libertà nel novembre del 2024, per aver favorito suo genero nella privatizzazione di un ex complesso sportivo. Al leader del centrodestra albanese è stato anche proibito l’ingresso negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, perché, secondo la giustizia inglese avrebbe legami con la criminalità organizzata. Lui rilancia e rovescia sospetti sul rivale: «Edi Rama vuole accentrare tutto il potere su di sé si è circondato di gente come Belinda Balluku, nemici del popolo albanese. Temo che l’attuale primo ministro cercherà di approfittare anche degli accordi con l’Italia. Ci ricordiamo le sue false promesse che mai l’Albania avrebbe accolto migranti dalle ricche nazioni occidentali. Da quando è al governo gli scafisti sono tornati nei nostri mari e non vorrei che i migranti in arrivo dall’Italia costituissero un nuovo business». Accuse personali ed estremamente pesanti nei confronti di Rama che secondo Berisha non rispetta nemmeno le minoranze.
Nel 2018 in uno dei suoi classici eccessi l’ex presidente ed ex primo ministro era addirittura arrivato a invocare una rivolta armata contro il governo socialista, definendolo come una dittatura criminale. «Sono qui in mezzo a voi per chiedere le dimissioni di questo inadeguato esecutivo – ha concluso Sali Berisha rivolto alla folla – Voglio ringraziarvi per essere venuti a manifestare pacificamente. Ma Edi Rama vuole il vostro sangue e per questo motivo non sono stati impiegati normali agenti di polizia che sono vicini al popolo, ma dei cecchini venuti per colpirvi. Ho già denunciato al Parlamento europeo come la situazione in Albania sia una minaccia per la sicurezza dell’Europa, perché è diventata un narco-Stato guidato da Edi Rama, soprannominato il Noriega d’Europa. I cartelli della droga, collegati al primo ministro, hanno trasformato Tirana in un centro di riciclaggio di denaro attraverso l’edilizia e i resort turistici. Ho chiesto al Consiglio d’Europa di alzare la voce contro questo regime che ha immerso l’Albania nella droga, esclusivamente a scopi elettorali».
Edi Rama ha risposto accusando il Partito democratico di aver scelto la violenza e ha chiesto giustizia per i poliziotti feriti negli scontri e punizioni severe per chi ha assediato il palazzo del governo. L’inquilino di Palazzo delle Brigate ha anche accusato la formazione di centrodestra di essere l’unico partito politico nel mondo democratico che esercita la violenza paragonandolo al partito dell’ex leader dello Zimbabwe Robert Mugabe. Il capo dei socialisti ha consigliato all’opposizione di smettere di seguire un leader ultraottantenne interessato soltanto ai propri interessi personali e totalmente screditato.
Uno scontro che non sembra essere arrivato all’epilogo con Sali Berisha che punta alla piazza per tornare al potere in un Paese che vuole chiudere i negoziati per l’adesione all’Unione Europea nel 2027 con un ingresso previsto entro il 2030.
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