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5 marzo, 2026La relazione a Palazzo Chigi: "In due anni +285% di minori radicalizzati"
La presentazione della relazione annuale dell’Intelligence non poteva arrivare in un momento “migliore”. A Palazzo Chigi si tiene la riunione sull'analisi degli sviluppi della crisi in Medio Oriente, occasione per presentare la relazione. Non solo Iran e Arabia, ma anche Ucraina, nuove tecnologie e il rischio sempre più concreto di un’escalation di terrorismo in Europa e in Italia.
La relazione sottolinea come la situazione in Iran alimenti tensioni internazionali e faccia "temere un'escalation che può avere un impatto anche sulla minaccia terroristica. Sono inoltre aumentati i rischi derivanti dalle attività di Hamas su suolo europeo, soprattutto per il coinvolgimento nella circolazione di armi e in possibili progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici". A spiegarlo è il capo del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza Vittorio Rizzo spiega come in Italia siano già state condotte diverse operazioni antiterrorismo che hanno individuato soggetti connessi con il conflitto mediorientale.
E il reclutamento passa sempre più da sistemi di intelligenza artificiale. Rizzo parla di "una radicalizzazione giovanile sempre più crescente, dove quello che prevale non è la matrice ideologica ma la fascinazione verso la violenza, che si coglie soprattutto nelle comunità digitali, dove le fragilità dei soggetti nelle comunità online si riconoscono. I dati: nel triennio 2023-25 incremento del 285% di operazioni con coinvolgimento di minori, 4 operazioni su 10. Rispetto all'elemento innovazione, la postura dei movimenti antagonisti, è contro la tecnologia, diverso è l'approccio dei movimenti di destra che lo vedono come elemento abilitante". Più che di minaccia jadista, spiega, a diventare sempre più dominante è il sentimento antiebraico.
Stando a quanto afferma il direttore dell'Aise, Giovanni Caravelli, gli 007 italiani sapevano dell'attacco in Iran già da gennaio. "Chiaramente non avevamo i dettagli dell'operazione, posso dire senza entrare nel merito, che era chiaro quale fosse l'obiettivo dell'operazione militare, anche perché il dispositivo era abbastanza evidente. Abbiamo rapporti ottimi e solidi con l'intelligence Usa e quella israeliana, che sono i due principali attori della situazione. Degli obiettivi poi dichiarati dal presidente degli Stati Uniti e dal premier israeliano chiaramente noi abbiamo avuto condivisione".
Non esattamente quanto affermavano i ministri della Difesa e degli Esteri Antonio Tajani e Guido Crosetto. “Stati Uniti e Israele hanno deciso in autonomia e nella riservatezza quando intervenire - spiegavano nei giorni scorsi -. Francesi e inglesi hanno riferito pubblicamente di non aver ricevuto alcun avvertimento preventivo. Noi, come i tedeschi e i polacchi, siamo stati informati, a operazione iniziata“.
Informati o meno, il dado è tratto. Adesso si tratta di fare tutto il possibile per riportare a casa le migliaia di italiani bloccati nell’area del Golfo. l sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Alfredo Mantovano parla di "una intensa l'organizzazione per il rientro degli italiani e l'intenso lavoro diplomatico per affrontare, sul piano europeo e delle alleanze, le crisi in atto e intenso il lavoro per circoscrivere gli effetti anche dal punto di vista degli approvvigionamenti energetici".
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