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8 marzo, 2026"Persino il Grande Satana (gli Usa) ha fatto il suo nome". Ancora ignota l'identità del nuovo vertice. A Teheran nel frattempo è allarme "pioggia acida"
Gigantesche nuvole di fuoco e fumo che si alzano verso il cielo, a pochi passi dalla strada: nella notte Stati Uniti e Israele hanno colpito diversi impianti petroliferi a Teheran e nelle aree circostanti. Mentre il conflitto con l’Iran entra nel nono giorno e si allarga anche al Libano e alle rotte marittime del Golfo, sarebbe stata trovata l'intesa interna sulla nuova Guida Suprema dell'Iran.
L'attacco al petrolio
Secondo quanto riferito alla televisione di Stato iraniana dal responsabile della National Iranian Oil Products Distribution Company, gli attacchi hanno preso di mira infrastrutture energetiche nella capitale e nella vicina provincia di Alborz. "Ieri sera, quattro depositi di petrolio e un centro di trasporto di prodotti petroliferi a Teheran e nell'Alborz sono stati attaccati da aerei nemici", ha detto alla Tv di stato l'ad della National Iranian Oil Products Distribution Company, Keramat Veyskarami. Ha aggiunto che i cinque impianti "sono stati danneggiati", ma che "l'incendio è stato domato". Le esplosioni hanno provocato vasti incendi e una densa nube di fumo che questa mattina ha oscurato il cielo della capitale iraniana. Tanto grande che la Mezzaluna Rossa ha avvertito i residenti del rischio di sostanze tossiche nell’atmosfera e della possibile formazione di precipitazioni contaminate: "Si potrebbero verificare pericolose piogge acide", che in parte hanno già iniziato a bagnare la capitale. La Protezione civile ha invitato la popolazione a rimanere dentro casa.
Gli attacchi hanno anche avuto ripercussioni immediate sulla rete energetica della città. La distribuzione di carburante a Teheran è stata infatti sospesa dopo i danni alle infrastrutture. "A causa di danni alla rete di rifornimento di carburante, la distribuzione è stata temporaneamente interrotta", ha dichiarato il governatore della capitale iraniana Mohammad Sadegh Motamedian, citato dall’agenzia Irna. "Il problema è in fase di risoluzione", ha aggiunto.
Nonostante i bombardamenti, Teheran sostiene di essere pronta a sostenere un conflitto prolungato. "Le forze armate della Repubblica Islamica dell'Iran sono in grado di continuare almeno sei mesi di intensa guerra al ritmo attuale delle operazioni", ha dichiarato Ali Mohammad Naini, portavoce del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica citato dall'agenzia di stampa Fars. Secondo valutazioni fornite da funzionari statunitensi al Congresso e riportate dal New York Times, l’Iran disporrebbe ancora di circa la metà del proprio programma missilistico e di una quota ancora maggiore di droni, nonostante i raid delle ultime settimane. Washington sostiene tuttavia che l’operazione militare in corso stia riducendo in modo significativo le capacità militari della Repubblica islamica.
Le tensioni si riflettono anche sul mercato energetico e sulla sicurezza delle rotte marittime. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha avvertito che il conflitto potrebbe bloccare la produzione e la vendita di petrolio nell’intera regione. "Se la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran continua, non ci sarà modo di vendere petrolio, né la capacità di produrlo nella regione", ha dichiarato. Nelle stesse ore, nello Stretto di Hormuz, il rimorchiatore Musaffah 2 battente bandiera degli Emirati Arabi Uniti è affondato dopo un’esplosione seguita da un incendio. Tre membri dell’equipaggio indonesiani risultano dispersi mentre un quarto è stato soccorso e ricoverato in Oman per ustioni. Le autorità locali hanno avviato un’indagine sull’accaduto.
Una nuova guida
Parallelamente alla guerra sul campo si muove anche la politica interna iraniana. Un consenso sulla successione della Guida Suprema Ali Khamenei sarebbe ormai vicino. L’ayatollah Mohammadmehdi Mirbaqeri, membro dell’Assemblea degli Esperti, ha dichiarato che un accordo sulla futura leadership "è stato più o meno raggiunto". Un altro membro dell’Assemblea, l’ayatollah Mohsen Heidari Alekasir, ha spiegato che il candidato è stato scelto anche sulla base delle indicazioni lasciate dal leader uscente e che il nuovo capo della Repubblica islamica dovrebbe essere una figura capace di opporsi apertamente agli avversari del Paese. "Persino il Grande Satana (gli Usa) ha fatto il suo nome", ha detto Heidari Alekasir. Nei giorni scorsi Donald Trump aveva definito il figlio di Khamenei, Mojtaba, una scelta "inaccettabile".
Il conflitto continua intanto a estendersi anche al Libano. Un attacco aereo israeliano ha colpito un hotel nel centro di Beirut, causando almeno quattro morti e dieci feriti secondo il ministero della Salute libanese. L’esercito israeliano ha parlato di una nuova “ondata di attacchi” contro la capitale, affermando di aver preso di mira la periferia meridionale della città, considerata una roccaforte del movimento filoiraniano Hezbollah.
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