Attualità
8 marzo, 2026Lavoro più precario e pagato meno. Studi più brevi ma di maggior successo. Ai dati sulla violenza di genere si aggiunge un quadro sociale in cui le donne sono ancora penalizzate nell’accesso al lavoro stabile, nelle retribuzioni e nei ruoli di responsabilità
Un otto marzo tra diritti e disuguaglianze ancora da colmare. La Giornata internazionale della donna si celebra quest’anno con numeri che mostrano come in Italia la parità di genere resti ancora lontana. Dai dati sulla violenza di genere alle disuguaglianze nel mondo del lavoro fino ai percorsi di studi: i report diffusi in queste ore fotografano un quadro in cui le donne ottengono risultati migliori nello studio ma continuano a incontrare maggiori ostacoli nella vita professionale e sociale.
Il fronte della violenza di genere
Sul fronte della violenza, il movimento Non una di meno ha diffuso i dati aggiornati al 2026 del proprio Osservatorio sulla violenza di genere. Dall’inizio dell’anno sono state registrate 13 morti di cui dieci femminicidi, il suicidio di una ragazza trans e "due casi ancora in fase di accertamento". Registrati poi almeno altri 22 tentati femminicidi, ricostruiti attraverso le cronache dei media nazionali e locali. Una violenza che continua a ferire e uccidere le donne soprattutto all'interno delle mura domestiche. Secondo l’Osservatorio, in tutti i casi l’autore dell’omicidio era una persona conosciuta dalla vittima e quindi mariti, ex partner, padri o figli. Una violenza che, come sottolinea il report, non ha confini geografici né anagrafici: la vittima più giovane aveva 14 anni, la più anziana 85.
Divario di genere: il mondo del lavoro
Le disuguaglianze emergono anche nel mondo del lavoro, con meno donne occupate, più precarie e con salari più bassi. Il terzo Rendiconto di genere dell’Inps, presentato a Roma dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’istituto, mostra come il tasso di occupazione femminile resti molto più basso di quello maschile. Nel 2024, su una popolazione di quasi 58,9 milioni di abitanti, di cui il 51,1% donne, l’occupazione femminile si è fermata al 53,3%, contro il 71,1% degli uomini. In particolare, le donne rappresentano il 42,2% delle nuove assunzioni e solo il 36,7% dei contratti a tempo indeterminato. Anche il part-time è un indicatore delle disparità: il 67,2% dei lavoratori part time è donna, e il part-time involontario riguarda il 13,7% delle lavoratrici, contro il 4,6% degli uomini.
Anche il divario retributivo resta alto. Secondo il report di Odm Consulting, parte della Gi Group Holding, il gender pay gap medio in Italia è del -10,4%: gli uomini percepiscono in media 38.502 euro l’anno, le donne 34.509 euro. Una differenza più marcata tra gli operai (-12,3%), ma che riguarda anche ruoli dirigenziali (-10,6%) e impiegatizi (-10%).
Resta comunque da segnalare che analizzando variabili come titolo di studio, età o settore, il divario si riduce al -7%, e fino al -3,1% se si confrontano ruoli equivalenti all’interno della stessa organizzazione.
Divario di genere: i percorsi di studio
Sul piano dell’istruzione le donne ottengono risultati migliori. Secondo il Rapporto di genere di Almalaurea 2026, le donne sono il 52,6% dei diplomati e il 59,4% dei laureati, ma restano minoritarie nelle posizioni di vertice: solo il 21,8% dei dirigenti e il 33,1% dei quadri sono donne.
Percorsi, tempi e risultati differenti. Le donne sono quasi il 70% dei laureati magistrali a ciclo unico e tra il 58% e il 70% dei laureati triennali e magistrali ma la loro presenza scende sotto il 50% quando si tratta di proseguire con dottorati di ricerca. Il percorso universitario femminile risulta mediamente più brillante: tra i laureati del 2024 le donne completano gli studi con maggiore regolarità - circa il 5% in più rispetto agli uomini - e ottengono voti di laurea mediamente più alti di circa due punti.
Restano forti le differenze nelle scelte disciplinari. Nell’area Educazione e Formazione le studentesse rappresentano oltre il 95% degli iscritti, mentre nelle discipline scientifiche e tecnologiche, l'area Stem, la presenza femminile si ferma al 41,1% nei corsi di laurea e al 36,7% nei dottorati. Secondo Almalaurea, questo riflette un fenomeno di “segregazione di genere” nei percorsi formativi, legato anche a fattori sociali e culturali che influenzano le scelte già da prima dell'ingresso nel mondo accedemico.
Le differenze emergono anche dopo la laurea. A cinque anni dal titolo, il tasso di occupazione è dell’88,2% per le donne contro il 91,9% per gli uomini.
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