Il governo nega il clima di odio verso gli immigrati che pervade il Paese. Ma si guarda bene dal condannare il razzismo

Di fronte agli episodi di razzismo che si stanno verificando e a cui i media stanno dando attenzione (lo scorso anno, di questi tempi, la situazione era capovolta: sembrava che a ogni angolo ci fosse un uomo nero pronto a picchiare, violentare, derubare e la politica non era silente, ma parlava di invasione), il governo sembra avere un atteggiamento negazionista perché per ogni immigrato picchiato e insultato parla di strumentalizzazioni.

Non sarebbe meglio, dico tanto per dire, invitare tutti ad avere più rispetto per il prossimo, bianco o nero che sia? Non sarebbe normale leggere una nota in cui si dica, con semplice chiarezza, che il governo è contro ogni forma di discriminazione e di razzismo? Cosa impedisce a chi ci governa di fare una comunicazione inequivocabile in questa direzione?

Con riferimento a quanto accaduto a Daisy Osakue, l’atleta italiana che a Moncalieri è stata colpita da un uovo che le ha causato la lesione della cornea, c’è addirittura qualcuno che ha parlato di una bravata, ed ecco che un’altra parola viene sottratta al suo significato e usata per rendere meno odioso e più accettabile - forse replicabile? - un atto criminale.

E così se gli italiani bianchi commettono un crimine contro gli immigrati, si chiama bravata, e non bisogna denunciare un clima d’odio che effettivamente c’è; se, invece, i neri immigrati commettono un crimine, quello deve pesare necessariamente su tutte le comunità di immigrati. Due pesi, due misure: da un lato l’assoluzione immediata del singolo, dall’altro la colpevolizzazione indiscriminata di tutti. Manca completamente nei discorsi dei vertici del governo il rispetto delle individualità: chi sbaglia è colpevole e paga per se stesso, non per la comunità cui appartiene.

Mi sono formato pensando che il governo e il Parlamento siano composti da una virtuosa selezione degli abitanti del Paese che sono chiamati a rappresentare, colpisce quindi l’incapacità dei Salvini, dei Di Maio, dei Conte, dei Di Battista (che per ora agisce da outsider), dei Toninelli, delle Taverna, dei Bonafede (ma la lista è lunghissima) di comprendere che le loro parole vengono ascoltate anche da chi non ha le loro competenze per andare oltre discorsi che semplificano oltremodo la realtà, e da chi non ha la capacità di comprendere che i propri problemi e le proprie insoddisfazioni non si risolvono con l’individuazione di un colpevole o, peggio, con la vendetta.

Quando Luca Traini sparò sugli immigrati di Macerata, per me fu chiaro che quel gesto era stato preparato da una comunicazione social dell’attuale Ministro degli Interni che parlava di castrazione chimica per immigrati indagati per stupro e che parlava di espulsione di uno “spacciatore verme” quando ancora le indagini erano in corso; che proponeva di chiamare i migranti e i profughi, clandestini, per mettere subito in chiaro che si trattava di persone fuori legge verso cui nessuna considerazione era dovuta. La mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine, nella magistratura e nelle loro capacità di individuare il colpevole, giudicarlo e punirlo ha conseguenze devastanti.

Ora i crimini si trasformano in bravate, ma prima ci hanno convinto che populismo è bene e che solidarietà è male, che sovranismo è bene, che mentire sui porti chiusi è bene, che lasciare uomini donne e bambini in mare è bene, che ci serve. Vorrei che spiegassero una volta per tutte a cosa serve tutto questo. A chi è funzionale tanta violenza nei toni che poi diventa violenza reale. Se i ministri di questo governo si sono resi conto di avere legittimità a governare ma di non averne le capacità, sarebbe meglio tralasciare per qualche ora - non dico giorni o settimane - ma solo per qualche ora, i social, smetterla di fare campagna elettorale, di usare una propaganda devastante dalla quale usciremo tutti sconfitti, noi buonisti, radical chic con fake rolex e fake attici a Manhattan e loro fieri populisti, sovranisti, filorussi e filotrumpiani.

Soprattutto sarebbe bene ricordassero, tra un bacione, una carezza e una emoticon, che tra noi e loro, ci sono i veri sconfitti: gli italiani nati e cresciuti in Italia e gli italiani che scelgono l’Italia come loro patria, cosa che, invece di farci incazzare, dovrebbe renderci orgogliosi. E soprattutto dovrebbero smetterla di parlare, in questo clima, di legittima difesa (soprattutto con i reati predatori in calo, fonte Viminale) perché per alcuni legittima difesa diventa altro, e cioè legittimo attacco.

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