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Opinioni
aprile, 2021

Proust inedito, una storia segreta

Gli studiosi aspettavano da decenni di conoscere i “75 fogli” ora pubblicati da Gallimard. Un’autobiografia che precorre alcuni temi della “Recherche”

Era atteso da parecchi decenni il pezzo mancante nella costruzione di “A la Recherche du temps perdu”. Preziosi scritti, fondamenta dell’opera, erano finora rimasti sepolti. Non era mai stato pubblicato, salvo qualche brano, l’insieme dei “soixante-quinze feuillets”, originale della prima versione, la prima pietra, dell’opera di Marcel Proust. Jean-Yves Tadié, biografo e ritenuto il più autorevole specialista di Proust, dà alla sua prefazione al volume appena apparso nelle librerie, subito esaurito e già alla seconda edizione (“Les Soixante-quinze feuillets”, editore Gallimard), un titolo solenne: “Le moment sacré”. Erano in tanti a rimpiangere che Proust avesse cancellato le tracce della genesi della sua creazione. Lo storico, dice Tadié, tenta di precisare quale è stato il momento unico, eccezionale, del concepimento, quando l’opera scaturì dalla mente dell’autore e si concretizzò per la prima volta in uno scritto: i “settantacinque fogli” appunto, frutto del “momento sacro”. Proust inizia a dedicarsi seriamente alla scrittura con il “Jean Santeuil” che abbandona nel 1899 e che non vorrebbe pubblicare. Ritorna alla scrittura una decina d’anni dopo con i suoi settantacinque fogli e con altri argomenti, ma comincerà la sua vera grande opera, dice Tadié, «quando farà della sua memoria involontaria non solo un avvenimento psicologico capitale, ma il principio organizzatore del racconto, vale a dire il giorno in cui ha immaginato di scrivere che tutta Combray (località immaginaria di Proust) era uscita da una tazza di thè».


L’editore Bernard de Fallois ha lasciato alla Bibliothèque nationale de France, alla sua morte, nel 2018, i settantacinque fogli manoscritti (più uno) di cui era in possesso. Fallois era un proustiano militante. Aveva pubblicato come editore per primo il “Jean Santeuil” e “Contre Sainte-Beuve”. I fogli riempiti da Proust si trovavano in scatole di cartone che la nipote di Marcel, Suzy Mante-Proust, gli aveva consegnato tramite André Maurois nel 1950, con l’intenzione di aiutarlo a redigere una tesi. Mai scritta. Nella prefazione a “Contre Sainte-Beuve”, nel 1954, Bernard de Fallois ha rivelato alcuni passaggi di “Les Soixante-quinze feuillets” per spiegare quel che si rifletterà poi nella “Recherche”. Ma ha sempre negato di possedere l’intera opera. L’ha tenuta per sé.

I manoscritti pubblicati adesso da Gallimard sono della fine del 1907, inizio 1908, e sono la genesi della creazione del più lungo romanzo della storia, con il suo milione e mezzo di parole, pubblicato in sette volumi, tra il 1913 e il 1927. Proust è morto nel ’22. I “settantacinque fogli”, raccolti in un elegante e generosa edizione, in cui sono compresi altri scritti inediti, possono apparire come una prima ridotta stesura della Recherche. Ma al contrario del lungo romanzo, che Proust scriverà poi, si tratta di un’autobiografia, dove i membri della famiglia, al contrario che nella Recherche, appaiono con i loro veri nomi. I temi del giudaismo e dell’omosessualità sono già presenti. Nathalie Mauriac Dyer, che ha curato quest’ultima opera proustiana, ne sottolinea il carattere autobiografico. La morte della madre evocata nei “Feuillets” non figura più nella “Recherche” . La toccante scena del bacio della madre prima che il giovane Proust si addormenti, è invece ripresa, e anche sceneggiata più volte, negli inediti che figurano nel volume uscito il primo aprile scorso in Francia.

I settantacinque fogli sono in realtà pagine molto grandi. 36 centimetri di lunghezza per 23 centimetri di larghezza. Proust comincia a riempirli nel 1908 quando non usa ancora i quaderni. La scrittura non è sempre facile da decifrare e non mancano le cancellazioni e le correzioni. Ai margini dei fogli ci sono spesso piccoli disegni appena abbozzati. Rappresentano soprattutto chiese. A chi, durante una trasmissione radiofonica su France Culture, gli chiede se i testi inediti appena rivelati siano veramente la genesi della creazione di Proust, Jean-Yves Tadié risponde che è tutta una storia segreta. Lui aspettava quegli inediti da settant’anni. Fa un esempio: è un po’ come trovare, scoprire, sotto una cattedrale una cripta sconosciuta, oppure una piccola cappella costruita in tempi lontani. Nelle settantacinque pagine si trova la storia dell’infanzia di Proust, con dettagli che non figurano più nella Recherche, che lo scrittore ha preferito eliminare. I nomi di genitori e nonni sono quelli esatti. Per questo si annuncia un’autobiografia e non soltanto la bozza del futuro grande romanzo.

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