Milana e la sua famiglia abitavano nel Donetsk. Ma con la guerra sono dovuti scappare in Italia

«Ci dispiace che Donald Trump, essendo il presidente di un Paese così grande e potente, si permetta di parlare in questo modo. Ma dopo l’incontro di qualche giorno fa alla Casa Bianca, siamo ancora più orgogliosi del nostro presidente Volodymyr Zelensky, perché lo consideriamo uno dei migliori che l’Ucraina abbia mai avuto». Olga Holovina ha quarant’anni ed è la mamma di Milana, dodicenne ucraina che oggi vive a Milano dopo essere stata costretta a fuggire dal suo Paese a causa della guerra. E dall’Italia segue con apprensione le trattative di pace fra gli Stati Uniti, l’Ucraina e la Russia.

 

«Siamo originari dell’Ucraina orientale, della regione di Donetsk. Non tutti sanno che la guerra in questa regione è iniziata nel 2014. Per questo abbiamo lasciato la nostra città natale più volte: la prima, nel 2014, siamo andati dai nostri parenti in Crimea, poiché solo lì potevano accettarci; nel 2016 siamo tornati di nuovo a casa e già nell’agosto 2022 ci siamo arresi al fatto che la guerra sarebbe durata a lungo, perché il conflitto è diventato ancora più grande. E così abbiamo deciso di partire per l’Europa. Questa guerra ha la stessa età di mia figlia: è un fatto tanto spaventoso quanto “familiare”. È diventata parte di noi». 

 

Olga è arrivata in Italia con suo marito Andrea grazie al contatto di alcuni parenti che hanno agito da intermediari, facilitando il loro inserimento, la ricerca di un lavoro e l’integrazione nel nostro Paese. «I primi quattro mesi abbiamo vissuto in un campo profughi dove, a dire il vero, le condizioni erano pessime. Ma poi la prefettura di Milano ci ha trasferiti in un appartamento separato, per il quale siamo molto grati: viviamo ancora lì. Mio marito è riuscito a trovare rapidamente un lavoro in un hotel grazie all’aiuto di suo cugino. Io all’inizio non lavoravo, ma ora ho un buon lavoro nel centro di Milano in un salone di bellezza che è stato aperto da ragazze ucraine».

 

La più grande preoccupazione di Olga è la figlia Milana, la sua salute mentale, il fatto che potesse essere inserita in un contesto comprensivo, che riuscisse a recuperare gli studi, imparare la lingua velocemente, trovare delle buone amiche. «Fin dall’inizio le abbiamo raccontato tutto senza omettere la verità: che il nostro Paese vicino, la Russia, ci aveva attaccato e voleva impossessarsi di una parte del territorio. Quando questa volta siamo andati via da casa, abbiamo capito che era per sempre. Il territorio dell’Ucraina, dove abbiamo vissuto per undici anni, è sotto occupazione e non crediamo più che lì cambierà qualcosa. Ma i nonni di nostra figlia, che amiamo e che non vediamo da tre anni, sono rimasti in Ucraina e speriamo di rivederli».

 

Attualmente è impossibile perché Olga e la sua famiglia vivono in un appartamento temporaneo fornito dalla prefettura e non possono lasciare l’Unione Europea. La loro speranza più grande è che la guerra finisca e che la gente smetta di morire. «Stiamo facendo tutto il possibile per fare dell’Italia la nostra nuova casa e siamo molto grati per l’aiuto che ci ha dato finora. Cerchiamo di combinare il lavoro con lo studio dell’italiano, e Milana sta migliorando nelle competenze linguistiche. Pensiamo che sia molto fortunata con gli amici che ha trovato qui e che l’hanno aiutata a integrarsi nella società italiana. Siamo ancora convinti che il bene trionferà sul male e lo insegniamo a nostra figlia».

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