Opinioni
3 aprile, 2025

Ipnocrazia, dalla trance ipnotica all’intelligenza artificiale per pensare

Cosa ci insegna la storia del libro dell’inesistente filosofo Xun che raccontiamo in questo numero

L’uomo che appare sulla copertina di questo numero è Jianwei Xun, un filosofo cinese che non esiste, anche se il libro Ipnocrazia, che porta la sua firma è riuscito ad animare un acceso dibattito ottenendo recensioni e interviste su autorevoli testate nazionali e straniere. È un saggio che mostra i meccanismi che regolano la nostra epoca di “narrazioni ipnotiche”, svelando come il potere non agisca attraverso l’oppressione, bensì con le storie che consumiamo, condividiamo e a cui crediamo.

 

A scoprire che Xun non esiste è stata Sabina Minardi, caporedattrice de L’Espresso, che incuriosita dalla figura di questo nuovo autore, ha tentato in tutti i modi di mettersi in contatto con lui, scoprendo che, nonostante la biografia su Wikipedia e le numerose citazioni di studi fatti in passato, il sedicente filosofo di Honk Kong è stato inventato da un editore italiano. Insomma, un’operazione a tavolino perfettamente riuscita con la preziosa complicità dell’Intelligenza artificiale.

 

Ipnocrazia si presenta come un’opera ambiziosa che cerca di esplorare i confini tra realtà, percezione e controllo sociale sia nel presente che in un futuro non troppo lontano e che ci invita a riflettere su come le tecnologie emergenti riescano a influenzare le dinamiche di potere e la libertà individuale. Insomma, una sorta di forma perfetta di capitalismo nell’era digitale dove «non serve più possedere le fabbriche se si possono possedere le menti». Praticamente un regime che manipola la percezione, trasformando radicalmente il nostro rapporto con la realtà, come bene spiega Andrea Colamedici, colui che si firma traduttore ma che in realtà è il co-autore insieme all’Intelligenza artificiale del libro. Una tesi che nasce dal fatto che «esistiamo in uno stato di ipnosi permanente, dove la consapevolezza è attutita, ma mai del tutto quieta».

 

Secondo il libro, i sacerdoti celebranti di questo rito in questo mondo sono Donald Trump ed Elon Musk. Scrive Xun: «Da una parte Trump svuota il linguaggio: le sue parole, ripetute all’infinito, diventano significanti vuoti, privi di senso eppure carichi di potere ipnotico. Dall’altra, Musk inonda la nostra immaginazione di promesse utopiche destinate a non materializzarsi, trascinando le menti in una trance perenne di anticipazione ossessiva. Insieme modulano i desideri, riscrivono le aspettative, colonizzano l’inconscio».

 

A questo punto un interrogativo è d’obbligo e sorge spontaneo: se le tesi contenute in questo libro sono giuste, o perlomeno sono state in grado di accendere un animato dibattito culturale, che ha coinvolto intellettuali e filosofi, fra cui anche gli studiosi del prestigioso Istituto HEC Paris che lo ha citato in alcuni suoi papers scientifici, che importa se a scriverle è stata l’Intelligenza artificiale? O, come in questo caso, che siano state co-create con l’Ia? Questo modello potrebbe aprire la strada a un nuovo modo di fare filosofia? Se così è, l’esperimento riuscito di Ipnocrazia ci insegna una cosa importante, e cioè che con l’Ia possiamo anche avere un rapporto attivo, e soprattutto possiamo usarla per imparare a pensare. Un’ipotesi affascinante e sicuramente positiva, soprattutto per le nuove generazioni più esposte nel loro percorso educativo e di crescita alla tentazione di subire passivamente l’Ia.

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Ipnocrazia - Cosa c'è nel nuovo numero dell'Espresso

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