Opinioni
9 gennaio, 2026Prima il passaggio alla Tata e all’elettrico. Senza successo. Ora il marchio simbolo di lusso punta su Type 00, macchinone tutto rosa
Lo strano caso di un marchio chiamato Jaguar. Sembra il titolo di un romanzo giallo e in effetti ci sono diversi aspetti che potrebbero renderlo proprio così. La Jaguar, simbolo dell’auto sportiva e di lusso inglese, passata nelle mani degli indiani della Tata nel 2008 (insieme alla Land Rover) annuncia nel 2021 di voler diventare un marchio di sole auto elettriche. Un cambiamento drastico, senza precedenti nei tempi e nei modi. Una sorta di dichiarazione di guerra al suo passato.
Una decisione di grande coraggio ma non certo incomprensibile. La sua ultima generazione di modelli, costituita dalle berline XE e XF, dai Suv F-Pace ed E-Pace e dall’elettrica I-Pace, non aveva riscosso il successo sperato. Anzi, le vendite erano in caduta libera. E così meglio resettare tutto con uno scossone immediato e netto, senza prevedere un periodo di convivenza tra modelli di vecchia e nuova generazione. Una scelta unica nel panorama automobilistico. Da quel momento, però, salvo i soliti annunci su futuri modelli poi puntualmente rimandati, non è successo granché. O meglio, qualcosa è accaduto, proprio nell’anno appena terminato. Nei giorni scorsi, infatti, è arrivato l’addio alla produzione della F-Pace nella fabbrica inglese di Solihull e quindi la fine dei modelli con motore endotermico. L’ultimo esemplare, di colore nero, appartiene alla gamma sportiva SVR ed entrerà nella collezione del Jaguar Daimler Heritage Trust.
Strada spianata, quindi, al prototipo Type 00, l’elettrica del nuovo corso mostrata con grande scalpore all’inizio del 2025. Un macchinone tutto rosa, vistoso ma con un abitacolo minimalista, il lunotto senza vetri e la scomparsa della celebre statuetta del Giaguaro sul cofano, sostituita dal logo JLR (Jaguar-Land Rover), graficamente ricercata ma indubbiamente priva di fascino. Ma la Type 00, annunciata per la fine del 2026 (salvo sorprese) ha già decretato la prima “vittima”, il capo del design Gerry McGovern, ovvero proprio il suo “creatore”, uscito a dicembre dall’azienda e secondo alcuni addirittura “licenziato”. Quello stesso manager che appena un anno fa, durante la presentazione del prototipo, aveva dichiarato: «In Jaguar devono essere coraggiosi e questo è assolutamente il modo giusto per andare avanti». La seconda “vittima” dell’auto rosa è stato l’amministratore delegato Adrian Mardell, sostituito da P.B. Balaji di Tata Motors. A lui toccherà il compito di rimettere insieme e far ripartire un marchio senza modelli a benzina a listino e con la prima e già discussa elettrica di serie in uscita non prima di un anno. Proprio uno strano caso…
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