Opinioni
9 febbraio, 2026Articoli correlati
I dati confermano l’ulteriore calo demografico e non c’è un piano per fronteggiarne le conseguenze
Il XXI secolo è per ora stato caratterizzato da enormi cambiamenti demografici. Il crollo demografico nei Paesi più avanzati è evidente: la natalità scende anche altrove, ma scende più lentamente, dal che derivano pressioni migratorie e difficoltà di integrazione che sono alla base del riemergere delle forze nazionaliste in tutto il mondo avanzato, a partire dagli Stati Uniti.
L’Italia è al centro di questa tempesta demografica. I dati pubblicati dall’Istat il 26 gennaio confermano l’ulteriore calo dei nati nel 2025: meno 4% nei primi dieci mesi rispetto allo stesso periodo del 2024. A fine anno dovremmo essere sui 355mila nati, un terzo del picco raggiunto nel 1964, quando i nati erano stati oltre un milione. Era il periodo dei baby boomers che nei prossimi anni andranno in pensione causando un forte aumento della spesa pensionistica. Una settimana fa in questa rubrica ho parlato delle conseguenze di questi pensionamenti per i conti dell’Inps, ma le implicazioni sul mercato del lavoro sono ugualmente devastanti. Uno studio Adapt, ripreso il primo febbraio dal Sole 24 Ore, evidenzia che nei prossimi dieci anni andranno in pensione 5,3 milioni di lavoratori, quasi il 23% del totale, con perdite particolarmente forti per la pubblica amministrazione, ma con un calo solo di poco inferiore alla media (20%) anche nel manifatturiero. Da chi saranno rimpiazzati? Ovvio che, anche se ci fosse una ripresa del tasso di fecondità (cioè del numero medio di figli per donna in età fertile) l’impatto sulla disponibilità di lavoratori, sarebbe ritardato di due decenni. Inoltre, l’effetto sui nati di una ripresa del tasso di fecondità sarebbe frenato dal calo tendenziale del numero di donne in età fertile (l’onda lunga dei passati cali di natalità). Risolvere il problema con l’immigrazione? L’elevato tasso di criminalità e di povertà tra gli immigrati ci dice che l’integrazione resta complessa. E gli arrivi irregolari via mare sono ancora elevati: 66mila persone nel 2025, come nel 2024.
Abbiamo un piano per affrontare questa crisi? No. L’unico piano, a volerlo chiamare tale, è il disegno di legge di iniziativa popolare presentato da CasaPound, che ha già superato le 50mila firme necessarie. Il piano prevede iniziative per frenare l’immigrazione irregolare (che sono peraltro meno incisive di quelle introdotte, per esempio, in Australia), soldi pubblici per incentivare la remigrazione degli stranieri e il ritorno a casa dei discendenti degli immigrati italiani all’estero, e maggiori incentivi alla natalità degli italiani. È chiaramente un piano razzista (e non credo che i proponenti si offendano per questo), visto che predomina la preferenza per chi ha qualche percentuale di sangue italiano nelle vene. Perché mai dovremmo incentivare ad andarsene stranieri che si sono ben integrati in Italia e fanno bene il loro lavoro? Ed è un piano inadeguato ad affrontare le carenze di personale perché è improbabile che 5 milioni di figli, nipoti, pronipoti di emigrati italiani tornino in Italia nei prossimi dieci anni (e, come spiegato, la maggiore natalità degli italiani, se anche si manifestasse, avrebbe un effetto solo tra vent’anni).
Ma queste critiche non cambiano un fatto: non abbiamo un chiaro piano per i prossimi dieci anni per come affrontare l’intensificazione del crollo demografico che stiamo attraversando.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Pensiero artificiale - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 6 febbraio, è disponibile in edicola e in app



