Il Friuli come il Veneto: niente assistenza per chi non è residente. La legge, sulla carta finanziaria, approvata nel dicembre del 2009, nascondeva tra le sue pieghe qualcos'altro: l'esclusione dai servizi di assistenza sociale per chi non risiedeva in regione tra 36 mesi. Insomma, per chi non era un vero friulano.
La Consulta se n'è accorta, giudicando la norma incostituzionale. Legge bocciata dunque. Gli articoli della Costituzione violati erano tre: il 2, il 3 il 38. Tradotto, significano la violazione dei diritti inviolabili dell'uomo, del principio di eguaglianza, e di quello dell'assistenza per i disabili. Niente male.
Come è potuto accadere? La coalizione Pdl-Lega Nord, che guida la regione, aveva inserito tre commi che andavano a modificare la legge del marzo 2006 (Sistema integrato di interventi e servizi per la promozione e la tutela dei diritti di cittadinanza sociale). Nulla di strano nel decidere di cambiare una regola. Solo che a pagare il prezzo più salato della riforma sarebbero stati i cittadini extracomunitari e quelli non residenti in regione da più di tre anni, tenuti fuori dal recinto delle cure e dell'assistenza. La regione aveva scelto: solo i friulani doc potevano godere dei diritti di cittadinanza sociale. A niente è servita la presenza tra gli assessori della giunta di un disabile.
Anzi, è stato proprio lui, Vladimir Kocis, assessore regionale alla salute, a dare il suo sì alla proposta di legge. Anche il Presidente Renzo Tondo, padre di due figli di origine indiana, non si è sentito sfiorato dal vento della discriminazione. Alla Corte Costituzionale, però, il caso non è sfuggito. E il 7 febbraio di quest'anno è arrivata puntuale la sentenza: la legge era "ingiustificatamente discriminatoria", in primo luogo "nei confronti degli extracomunitari residenti e non", ma anche per gli stessi cittadini europei e italiani, per via dei tre anni di residenza. I trentasei mesi erano – continuava la Consulta- un tempo "eccessivamente limitativo" per giustificare l'acquisizione di un diritto.
Problemi di bilancio, si difese allora la regione. Ora il Veneto vorrebbe, con la recente proposta di legge, portare a 15 gli anni di residenza per godere dei servizi sociali, asili nido compresi. Altro che veri friulani.