Politica
7 marzo, 2013

Angelucci va a processo

Il neoeletto deputato del Pdl è imputato per associazione a delinquere per una presunta truffa da 163 milioni di euro realizzata ai danni del sistema sanitario del Lazio. Il procedimento per l'editore di 'Libero' inizierà l'8 maggio

Alle ultime elezioni è stato rieletto alla Camera per il Pdl, come nel 2008. Con buona pace di chi, nei giorni in cui si decidevano le candidature, lo aveva inserito nell'elenco dei parlamentari “impresentabili” perché coinvolti in inchieste giudiziarie. Adesso però per Antonio Angelucci, re delle cliniche private ed editore di “Libero”, è arrivato il momento della resa dei conti.

Il gup di Roma Valerio Savio ha fissato per il prossimo 8 maggio la data di inizio del processo che lo vede imputato per associazione a delinquere, insieme al figlio Giampaolo (che nel 2009 per questa vicenda finì agli arresti domiciliari) e ad altre tredici persone, per una presunta truffa da 163 milioni di euro realizzata ai danni del sistema sanitario del Lazio dalla Casa di cura convenzionata San Raffaele di Velletri.

Tra gli imputati c'è anche la holding della famiglia Angelucci nel settore sanitario, la San Raffaele spa, per la legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle società che traggono vantaggio dalle condotte illecite dei propri dirigenti e dipendenti. Secondo l'accusa, la società non avrebbe «adottato un modello organizzativo atto ad impedire e prevenire che venissero consumate, in tutto od in parte, le truffe in danno della Regione Lazio».

L'inchiesta della procura di Velletri parte nel 2008. A marzo del 2011 il pm Giovanni Taglialatela chiude le indagini e il 2 settembre formula le richieste di rinvio a giudizio. Il 14 aprile del 2012 il gup di Velletri accoglie tuttavia l'eccezione di competenza sollevata dai difensori degli indagati e trasferisce il processo alla procura di Roma, che rinnova la richiesta di rinvio a giudizio. Il procedimento è affidato ai sostituti Mario Palazzi e Maria Cristina Palaia, titolari anche di un'altra indagine che coinvolge gli Angelucci per una presunta truffa al sistema sanitario che sarebbe stata realizzata, con modalità analoghe, dalla clinica di Cassino del gruppo San Raffaele. Come nel caso di Velletri, anche questo fascicolo è arrivato a Roma per competenza territoriale.

Il verdetto per il procedimento principale, quello che inizierà l'8 maggio, dovrebbe arrivare in tempi rapidi visto. Il gup ha infatti già fissato un fitto calendario di udienze fino alla prossima estate. Oltre agli Angelucci sono imputate altre venti persone. Tredici sono accusate, insieme agli imprenditori, di associazione a delinquere finalizzata alla truffa alla Regione Lazio attraverso «la fatturazione di prestazioni sanitarie (lungodegenza, riabilitativa speciale, prestazioni riabilitative in regime di ricovero in day hospital e ordinario)» inesistenti o irregolari, la manipolazione dei dati informatici utilizzati per ottenere i rimborsi, la falsificazione delle diagnosi in ingresso per il day hospital e il concorso in numerosi episodi di abuso d’ufficio e falso ideologico. Il tutto con la complicità degli ispettori sanitari delle Asl e di funzionari e dirigenti regionali.

Il fine, scrivono i pm, era di far crescere «il budget per il conseguimento di quote di spesa sanitaria pubblica con tassi di costante incremento o comunque non modificati rispetto alle annualità precedenti».

Secondo l'accusa al vertice dell'associazione per delinquere, che avrebbe operato dal 2003 fino ad agosto 2010, durante le giunte Storace e Marrazzo, c'erano proprio Antonio a Giampaolo Angelucci. «Pur senza rivestire ruoli operativi nel San Raffaele di Velletri e nella galassia societaria cui la struttura fa riferimento, la Tosinvest (la finanziaria di famiglia, ndr)», scrivono i pm, gli Angelucci «esercitavano un controllo diretto delle attività aziendali». Non solo. Gli imprenditori «curavano anche le relazione esterne, con la messa a disposizione della struttura sanitaria per dispensare favori a terzi (per ricoveri, prestazioni diagnostico-strumentali), con la messa a disposizione (per consentire rettifiche o smentite) dei mezzi di informazione di loro proprietà editoriale (oggetto di strumentale evocazione quale forma indebita diretta o potenziale di pressione), con l’attività di pressante influenza sulle cariche istituzionali (il presidente e l'assessore alla Sanità della Regione Lazio) finalizzata ad interferire nella fase di regolamentazione normativa, generale (attraverso delibere di giunta regionale) o puntuale (attraverso l’emissione di singole determinazioni)».

In tal modo gli Angelucci si sarebbero assicurati «una rete di copertura in grado di garantire al San Raffaele di Velletri la possibilità di conservare profitti illeciti (prestazioni non effettuate ma remunerate), conseguire ulteriori profitti illeciti, evitare od attenuare le conseguenze pregiudizievoli di attività di contenimento della spesa sanitaria ovvero di controlli operati da soggetti istituzionali, acquisire notizie riservate in ordine ad ispezioni, controlli, indagini giudiziarie, attuando all’occorrenza iniziative finalizzate ad esercitare forme indebite di pressione sulle indagini di polizia giudiziaria in corso». Al livello intermedio dell'associazione ci sarebbero stati Antonio Vallone, all'epoca amministratore delegato di Tosinvest Sanità (oggi San Raffaele spa), e l'allora presidente dell'Associazione italiana ospitalità privata Mauro Casanatta, che per i pm era «in realtà il plenipotenziario della Tosinvest per i rapporti con le istituzioni pubbliche di regolamentazione e controllo».

I due avrebbero fatto da cinghia di trasmissione tra le direttive impartite dagli Angelucci e le istituzioni regionali, in modo da realizzare una vera e propria «cogestione della fase di produzione normativa» in campo sanitario del Lazio e «preordinare dati non corrispondenti al vero da trasmettere alle istituzioni di controllo Asl ed Asp (Agenzia speciale di sanità)» per garantirsi l'attribuzione «delle massime quote di spesa nelle programmazioni» sanitarie regionali.

C'era infine il livello esecutivo. All'interno del San Raffalele di Velletri a garantire la quotidiana falsificazione dei dati sulle prestazioni sanitarie convenzionate effettivamente erogate sarebbero stati Carlo Trivelli, presidente della struttura, i direttori operativi Claudio Ciccarelli e Roberto Ciceroni, i direttori sanitari Domenico Tassone e Saverio Celletti, la reponsabile del servizio informativo Luigina Giacomi e i primari Valerio Tolli (riabilitazione) e Marzia Ruggi (lungodegenza). All'esterno della struttura, secondo i pm, gli Angelucci potevano invece contare su una serie di funzionari pubblici che avrebbero garantito un «costante sostegno» all'organizzazione, predisponendo dati statistici, delibere, circolari, comunicazioni della Regione Lazio favorevoli al San Raffaele. Da qui le contestazioni di falso ideologico e abuso d'ufficio. Si tratta di Rodolfo Conenna, dirigente dell'Asp, e di due dirigenti del Dipartimento Sistema sanitario regionale del Lazio: Agnese D'Alessio, dirigente dell’Area autorizzazione e accreditamento, e Tiziana Petucci, dirigente dell’Area sistemi di finanziamento. A D'Alessio viene contestata anche la corruzione: si sarebbe accordata con Giampaolo Angelucci per avere l'incarico di direttore generale della Lega italiana lotte ai tumori in cambio dell'impegno a disinnescare la richiesta, inoltrata dall'Asl Rm-H all'allora assessore alla Sanità Augusto Battaglia, di sospendere l'accreditamento di 30 posti del day hospital riabilitativo del San Raffaele.

Tra gli imputati, a vario titolo per falso e abuso d'ufficio, ci sono anche il direttore generale dell Asl RM/H Luciano Mingiacchi, due dirigenti della stessa Asl, Maurizio Iacono e Agostino Messineo, e un ispettore, Fabio Passafiume. In particolare Mingiacchi e Iacono avrebbero attestato il falso, certificando che il San Raffaele aveva i requisiti per ottenere dalla Regione 40 posti letto convenzionati per il day hospital. Tra gli imputati, per abuso d'ufficio, anche Carla Daveri, dirigente dell’Area sistemi di finanziamento della Direzione Sistema sanitario nazionale della Regione Lazio. D'accordo con altri dirigenti pubblici indagati, avrebbe inserito in un provvedimento della Regione condizioni favorevoli agli Angelucci con un aggravio di spesa per il sistema sanitario regionale di 75 milioni. Indagati per falso anche un funzionario e un ingegnere del comune di Velletri che diedero l'agibilità al San Raffaele in assenza dei requisiti necessari.

Aggiornamento del 7 luglio 2016, ore 12,10: "Il presunto coinvolgimento del professor Agostino Messineo nella vicenda è stato decisamente ed incontrovertibilmente negato dalla sentenza ex art. 425 c.p.p., pronunciata dal Gup di Roma, dottor Valerio Savio, con la quale, in relazione ai capi di imputazione veniva dichiarato il non luogo a procedersi poiché i fatti non sussistono".  Avvocato Emanuele Verghini

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