Politica
10 giugno, 2013

Dario, famoso contro voglia

Si occupava tranquillamente di ciliegie e mozzarelle, in Puglia. Vendola ha voluto portarlo in Parlamento. Adesso il senatore Stefano (accento sulla 'a') deve presiedere la commissione più rischiosa: quella che deciderà sull'ineleggibilità di Silvio

Caro Dario Stefano,

da questa settimana lei diventerà il senatore - e forse il parlamentare - più famoso d'Italia. Lo sa? Sì, credo lo sappia perfettamente. Lei, vendoliano doc - almeno stando a quanto scrivono i giornali, ma anche in rapporti molto stretti con Ferdinando Casini (niente di male, ma magari questa me la spiega perché a me non è chiarissima) - da pochi giorni è il presidente della Giunta per le Immunità e le Elezioni del Senato.

Cerco di immaginarmi la sua carriera. È giovane per i nostri standard - compirà cinquant'anni il prossimo due agosto (qualche sito le aggiunge ingenerosamente dieci anni, ma noi non ci lasceremo fuorviare) - è laureato in economia, è un manager aziendale, insegna o insegnava - le incompatibilità, non tanto formali ma sostanziali, sono un bel tema di questa legislatura - all'Università del Salento. E fino a pochi mesi fa, in qualità di assessore regionale alle risorse agroalimentari della regione Puglia, si occupava di temi molto importanti (non legga ironia in queste parole, ci mancherebbe!) come il raccolto di ciliegie annientato dal maltempo ad Alberobello e a Ruvo di Puglia (maggio 2010), o il triste caso delle mozzarelle blu.

Fin qui, a quanto è dato sapere, ha rilasciato dichiarazioni pregnanti come questa, ad esempio, a proposito di un'annata d'oro per il vino pugliese: «È necessario avere una buona qualità di uva per ottenere il risultato di un'ottima annata di vini». Oppure, rispetto al Programma Nazionale Frutta: «Si tratta di un provvedimento - lei aveva dichiarato, ed era sempre il 2010 - che permette a circa 155mila bambini delle scuole elementari pugliesi di beneficiare della somministrazione di frutta e verdura». Attenzione: non frutta e verdura qualunque, magari adagiata su deliziosi cestini di vimini ma piena di pesticidi. No: «16 distributori di frutta lavata e igienizzata, 8 distributori di frutta IV gamma, 2 distributori di verdura, 2 distributori di spremute» lei aveva avuto cura di precisare. Che tenerezza.

Ancora quest'anno, poco prima delle elezioni, la troviamo a Taviano, in provincia di Lecce, a inaugurare un grazioso Mercato dei Fiori.

E là, senatore Dario Stefano, l'avevamo lasciata. Tra fiori profumati, vigneti rigogliosi, ciliegie, verdura lavata e bambini paffuti e sorridenti. E dove la ritroviamo? A presiedere la Giunta che dovrà decidere sull'ineleggibilità di Berlusconi. Be', le rapide del fiume Zambesi, le più pericolose del mondo, a lei devono apparire meno rischiose di un tagadà.

Dunque, come farà? Cosa farà? Mi permetta di essere preoccupato per lei.

Infatti, ha già messo le mani avanti, molto, troppo: ha dichiarato che il tema è delicato, che va affrontato con molta attenzione, ha lasciato intendere che ci vorranno mesi e mesi, e soprattutto che in fondo lei è solo lì per coordinare il lavoro di ventidue colleghi. Presidente? Quale Presidente?

Senatore Stefano, non faccia così. Non cominci così, la prego.

Almeno, abbia il pudore di non farsi surclassare dalla collega vicepresidente Stefania Pezzopane che, pur essendo del Pd, viene da Onna, L'Aquila, ha vissuto il terremoto, e sembra, lei davvero, non avere paura di nulla e di nessuno, nemmeno di Berlusconi.

Berlusconi è ineleggibile, nonostante le cinque legislature delle tre scimmiette: io non vedo io non sento io non parlo.

Berlusconi è ineleggibile, per il palese, clamoroso, vergognoso conflitto d'interessi. Chieda a Rodotà. Legga Micromega. Legga noi dell'Espresso. Faccia lei. Ma faccia.

Sappiamo che Berlusconi può fare paura. Che la sua capacità di minacciare e di ricattare, per quanto sconosciuta o misconosciuta, è altissima. E lei ha moglie e due figli. Ma non gliel'ha ordinato il dottore di farsi eleggere, e poi di accettare la presidenza della Giunta. Sappiamo che la faccenda dell'ineleggibilità è di quelle - forse la principale - che può far cadere il governo. Ma lei è un rivoluzionario, lei è di Sel, lei è all'opposizione (ha avuto la Giunta solo per questo motivo). A lei, cosa gliene importa?

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