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Prodi: 'Io, le tasse e Silvio'

«Quando ero al governo ho provato a combattere l'evasione. Ma solo chi promette di chiudere un occhio riceve un'immediata remunerazione dagli elettori. Per questo quell'esperienza non è stata ripresa, dopo». L'accusa dell'ex premier nella prefazione all'ultimo saggio di Ernesto Ruffini

Si intitola 'L'evasione spiegata a un evasore' l'ultimo libro di Ernesto Maria Ruffini, avvocato tributarista, autore di diversi saggi sul tema e apprezzato blogger de 'l'Espresso'.

Non è un volume che vuole parlare agli addetti ai lavori ma un testo divulgativo che intende far capire a tutti come funziona il sistema fiscale, che è una questione essenzialmente politica, più che tecnica: senza risorse, senza tributi, non può esistere nessun progetto politico, non può essere scritto nessun programma di governo e non può essere raggiunto nessun obiettivo.

'L'evasione spiegata a un evasore' (Ediesse editore, 160 pagine, 12 euro) si presenta come dialogo tra un piccolo evasore fiscale e un tributarista: alla base è l'idea di discutere il problema affrontando i principali argomenti - morali, politici ed economici - ai quali, di solito, si ricorre per giustificare il mancato pagamento delle tasse, il rifiuto di rilasciare una ricevuta o uno scontrino.

Il libro verrà presentato venerdì 20 settembre a Roma, alla Feltrinelli di Galleria Colonna, alle ore 18: con l'autore ci saranno l'ex ministro Vincenzo Visco e il deputato del Pd (commissione finanze) Yoram Gutgeld. Condurrà Giovanni Floris.

Dal volume di Ruffini, per gentile concessione dell'editore anticipiamo qui di seguito la prefazione dell'ex presidente del Consiglio Romano Prodi.


Sono ormai troppi anni che continuiamo a ripetere che il clamoroso livello di evasione fiscale del nostro paese non ha eguali nel mondo sviluppato.

Sono troppi anni che sembriamo essere rassegnati ad un clima di tolleranza e assuefazione ad una realtà che non può essere modificata.

Occorre invece restituire alla collettività quello che le è stato tolto, che le è stato rubato, e restituirle specialmente quel senso di equità e giustizia senza il quale non ci può essere futuro.

Questo mio incipit così duro e così chiaro potrebbe dare l'impressione che questo libro di Ruffini fosse l'ennesima astratta formulazione della necessità di un mutamento etico nei rapporti fra lo Stato e i cittadini in materia fiscale.

È invece qualcosa di più e di diverso: il dialogo con il contribuente riluttante è infatti un dialogo appassionato, con argomentazioni che diventano sempre più stringenti con il procedere della lettura.

Alla fine l'obbligo fiscale emerge come una necessità collettiva, fondato non solo sull'etica ma sul buon senso, semplicemente per evitare la catastrofe.

In questa missione pedagogica non vengono certo messe in secondo piano le mancanze dell'apparato fiscale (Equitalia compresa) ma tali mancanze (riguardo alle quali vengono intelligentemente indicati i rimedi) non diventano lo strumento per scardinare il necessario rapporto costruttivo fra Stato e contribuente.

Anche la burocrazia è messa sotto accusa per tutte le sue mancanze e i suoi abusi: questo non è un libro a difesa della burocrazia ma di noi stessi e del nostro futuro.

Anzi la lotta all'evasione diventa lo strumento principe di difesa del cittadino, che ha oggi la possibilità di essere maggiormente protetto anche per effetto del progresso degli strumenti tecnologici a nostra disposizione.

Non voglio illudere il lettore che questo sia un compito facile. Anch'io ci ho provato e non ho certo ricevuto in cambio lodi o carezze. Solo chi promette di chiudere un occhio sul fronte delle imposte riceve di solito un'immediata remunerazione da parte dell'elettore.

Ed è certo per questo motivo che quell'esperienza interrotta non è stata concretamente ripresa negli anni successivi. A volte gli strumenti di controllo sono stati anche smantellati, salvo essere, in alcuni casi, recuperati quando la crisi economica e l'emergenza finanziaria hanno bussato alle nostre porte, richiamandoci bruscamente alla realtà.

Ora è arrivato il momento di riprendere quella storia in modo ordinato e sistematico, con le idee che nel frattempo sono maturate e i mezzi tecnologici che sono stati introdotti e migliorati: fatture e scontrini elettronici, moneta elettronica e tracciabilità dei pagamenti, banche dati interconnesse a servizio del contribuente e non solo del fisco, precompilazione delle dichiarazioni dei redditi da parte dell'Agenzia delle entrate.

Ma, prima degli aspetti più tecnici, è necessario trasmettere ai cittadini l'idea che le tasse, come scrive Ruffini, sono «il mezzo più onesto e trasparente che abbiamo per dare il nostro contributo a vivere nel nostro paese».

Anzi sono lo strumento indispensabile per contribuire alla realizzazione del paese in cui vorremmo vivere. Un'idea che aveva espresso anche Tommaso Padoa-Schioppa, conscio che l'evasione è principalmente una questione culturale che la politica non può evitare di affrontare: le tasse che i cittadini sono abituati a concepire solamente come soldi che lo Stato prende dalle loro tasche sono anche beni e servizi che lo Stato fa entrare nelle loro vite. Si può dire che le tasse non sono solo «uscite», ma anche «entrate». E non pagarle vuol dire rinunciare a quell'idea di Italia che abbiamo in mente e di cui sentiamo la mancanza.

È per questo che non possiamo più rinviare il momento in cui stipulare un nuovo patto fiscale tra lo Stato e i cittadini, in cui ciascuno faccia la propria parte. In cui i cittadini, in cambio della loro lealtà verso lo Stato e verso se stessi, abbiano di fronte uno Stato che non sia un cieco esattore, ma che offra tutti i servizi necessari per consentire ai cittadini di essere dei buoni contribuenti.

Un patto che preveda un sistema tributario moderno e informatizzato, in cui tutte le procedure siano semplificate e dove le leggi siano raccolte in testi unici chiari e comprensibili. Un patto che, se rispettato da tutti, Stato e cittadini, consentirà finalmente anche la riduzione della pressione fiscale.

Questi sono i contenuti alla base del dialogo tra un evasore e un avvocato tributarista, che, muovendo da due differenti punti di vista, affrontano dialetticamente le argomentazioni che vengono solitamente utilizzate per giustificare l'evasione fiscale. Contenuti che potranno certamente arricchire il dibattito politico del prossimo periodo.

Argomentazioni che Ruffini ha esposto con un linguaggio semplice e colloquiale, che tutti possano comprendere. Questo non vuole dire che Ruffini non sia preciso e rigoroso: preziose note sono scritte proprio per dare al lettore la possibilità di verifiche e approfondimenti; troppo spesso, infatti, la politica tributaria è stata considerata e trattata come una materia comprensibile a pochi eletti, quando invece riguarda tutti noi.

Ma ancora più basilare è la scelta stessa del dialogo come forma di espressione. Forma così antica e oggi un po' desueta, verrebbe da dire. Non a caso, aggiungo, perché curiosamente, in questa società fondata sulla comunicazione, si ha spesso la sensazione che abbiamo dimenticato come il dialogare sia il fondamento della democrazia e, prima ancora, del vivere quotidiano.

Ben venga quindi un dialogo, per esprimere posizioni diverse, ma anche per cercare di trovare tutti insieme le soluzioni migliori. Per il bene di tutti.

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