Politica
24 gennaio, 2014

Enrico Letta chi? Il premier col vuoto intorno

Il presidente del Consiglio cammina su un terreno minato, tra Renzi in casa e Berlusconi alle porte. Non convincono i tentativi di rientrare nei giochi con preferenze e conflitto d'interessi. E non basta l'abbraccio del vice Alfano e del suo Nuovo Centrodestra

Il festoso e scodinzolante “bravo” che gli viene tributato da 'L’Occidentale', quotidiano online vicino al Nuovo centrodestra, è la ciliegina sulla torta che fa rimbombare per contrasto il vuoto d’attorno. “Bene ha fatto il presidente del consiglio Enrico Letta a rompere il silenzio degli ultimi tempi. Era importante rivendicare i risultati del governo, annunciare i prossimi provvedimenti in cantiere, prendere posizione, pur nel rispetto delle prerogative del Parlamento, sulla questione della riforma del sistema di voto”.

Ottimo. Peccato che, tuttavia, la ritrovata parola del premier dopo giorni di silenzio, dopo dell’ospitata di “Otto e mezzo”, finisca più che altro confermare quanto egli cammini sulle uova, tra Renzi in casa e Berlusconi alle porte. C’era forse una terza via, ma appare tardi per imboccarla.

L’annuncio di voler affrontare le norme sul conflitto di interessi provoca il sarcasmo dei renziani su Twitter. Il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti: “Letta dal 1998 è stato ministro in tre governi. E’ presidente del consiglio da aprile e ora… che tempismo!”. Il senatore Andrea Marcucci: “Subito dopo il conflitto di interessi, il governo Letta si dedicherà alla rivendicazione di Fiume”.

Lato Forza Italia, invece, Renato Brunetta ricorda beato uno dei più simpatici controsensi della legislazione recente e vigente: “L’unica legge sul conflitto di interessi l’ha approvata Berlusconi”. Amen.

Sulla legge elettorale, pure peggio. Il no alle liste bloccate, pronunciato dal presidente del consiglio a 'tto e mezzo' si scontra col no alle preferenze del ministro Dario Franceschini (lato Pd, nemico in casa) e del solito Denis Verdini (lato Fi, nemico alle porte). Oltre ad irritare quanti non amano che il capo del governo si immischi negli affari del Parlamento. Tanto più se non partecipa nemmeno alle riunioni di partito: “Nella Direzione in cui abbiamo votato la linea di Matteo, Enrico non si è neanche presentato”, sussurra una parlamentare democratica. E per finire in commissione Affari Costituzionali, dove si discute della riforma, i berlusconiani hanno fatto di tutto perché non venisse data delega al governo (come di prassi) per la definizione delle circoscrizioni. Fuori Letta, a tutti i livelli.

Insomma, se Letta dice che si fida di Renzi, bisognerebbe domandarsi che altro potrebbe fare. Certo non accadrà mai che di lui il sindaco di Firenze domandi “Letta chi?” (anche perché, semmai, su di lui l’interrogativo è sempre stato “Letta quale?”), eppure il tentativo del premier di rientrare in partita, con intervento “a gamba tesa nell’accordo tra Berlusconi e Renzi” come dice qualcuno, quanto ad esiti lascia per ora a desiderare.

Persino a Maurizio Gasparri riesce una qualche sintesi, quando dà a Letta del “funzionario di Palazzo Chigi”. Piuttosto, si moltiplicano i segnali di debolezza: l’Agenda del governo slitta a dopo l’approvazione della legge elettorale alla Camera, e il rimpasto vero e proprio sembra prendere la stessa via. Il Colle – a sentire le voci di corridoio - pare sia divenuto renziano come non mai. E la gente? I sondaggi sulla fiducia degli italiani, dicono che Renzi ha quasi doppiato Letta: 58 per cento, contro il 35 per cento, secondo la Ixè di Roberto Weber.

Non resta, a Letta, che l’abbraccio di Alfano. Il vicepremier difeso a spada tratta sul caso Shalabayeva, eppure a sua volta piuttosto silente, soprattutto come uomo delle istituzioni e ministro dell’Interno. Quarantenni preparati, cortesi, esperti. Parevano così giovani, dieci mesi fa.

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