Io domenica non voterò e lo dico: posizione legittima e legittimata da autorevoli persone #Napolitano pic.twitter.com/jScmBNoQXQ
— Alessia Rotta (@alessiarotta) 14 aprile 2016
«Sorprende e amareggia la legittimazione dell'astensionismo nel referendum di domenica da parte dell'ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano», dice ad esempio Alfredo D’Attorre, di Sinistra Italiana, «specie dopo che autorevoli personalità istituzionali nei giorni scorsi hanno sottolineato l'importanza della partecipazione al voto e il valore dell'articolo 48 della Costituzione». D’Attorre - deputato ex Pd - si dice però non troppo stupito: «La linea di considerare il ricorso al voto popolare un rischio più che una risorsa e di privilegiare la ricerca di accordi di Palazzo per imporre scelte politiche nel segno dell'ortodossia europea che Giorgio Napolitano ha perseguito nel corso del suo mandato», dice rievocando la nascita del governo Monti, «ha finito oggettivamente per aggravare anzichè risolvere la crisi economica e politica italiana». «Dall'ex Presidente Napolitano», conclude D’Attorre, «sarebbe lecito attendersi un sereno bilancio autocritico degli esiti della sua presidenza invece di improvvidi inviti all'astensionismo».
Napolitano per il si' alla riforma Boschi ne testimonia la pericolosità. Un presidente-dittatore che va finalmente sconfitto assieme a Renzi
— Francesco Storace (@Storace) 14 aprile 2016
Terminati i funerali di Casaleggio, e quindi lo stretto silenzio stampa, arriva anche l’attacco dei 5 stelle. È il senatore Nicola Morra che su Facebook scrive: «Mentre eravamo in chiesa ad accompagnare un uomo di quelli che, come ha detto Beppe, "ne campa uno ogni cento anni", un altro uomo, che invece è da cento anni quasi che campa (di politica) con un senso civico opposto a quello di Gianroberto, per quanto sia stato ben due volte Presidente della Repubblica, ha incoraggiato gli elettori ad astenersi al referendum prossimo». «Lo scontro che abbiamo oggi», dice Morra, «è quello fra democrazia sempre più partecipata e diretta, e negazione della democrazia, ovvero dittatura».
Ma anche tra i dem la posizione di Napolitano non è graditissima e si ricorda che nel 2011 - su acqua e nucleare - Napolitano disse «faccio sempre il mio dovere», ma era presidente in carica e doveva promuovere lo strumento referendario, come scrisse anche in una lettera indirizzata a Marco Pannella: «La valorizzazione dello strumento referendario come elemento di democrazia diretta e la grande attenzione da te sempre prestata alle regole che presiedono alla partecipazione elettorale dei cittadini, sono il segno di una costante preoccupazione per la necessità di un consapevole e attivo coinvolgimento dell’opinione pubblica e dei cittadini nella vita politica del paese e della volontà di contrastare e combattere fenomeni di distacco e disinteresse verso la vita pubblica».
Michele Emiliano, che si è speso molto per il referendum, replica all'ex presidente dicendo di esser «dell'idea del presidente della Corte costituzionale», che ha nei giorni scorsi indicato il voto come dovere del bravo cittadino: «Vorrei ringraziare il presidente della Corte Costituzionale», ha detto Emiliano, «un galantuomo che ha detto ciò che tutti gli studenti di giurisprudenza sanno quando studiano diritto costituzionale: che il voto è un dovere e l'astensione non è un'opzione». Anche altri colleghi di Emiliano notano come le istituzioni dovrebbero spingere alla partecipazione: «Mai astenersi alle elezioni, a cominciare dai referendum. Forse non è politicamente corretto ma costituzionalmente ineccepibile. Io lo ricordo come istituzione non come iscritta a un partito» dice Rosy Bindi.
Il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti è della stessa idea: «Io credo che questo Governo poteva evitare il referendum», dice, «ma visto che non lo ha fatto, facciamo esprimere gli italiani e non buttiamo i soldi. Chiedere l'astensione è tecnicamente legittimo ma politicamente poco opportuno, soprattutto da parte di alte cariche dello stato, ex alte cariche dello Stato e premier». E se sempre da destra se Francesco Storace parla di un presidente-dittatore, Possibile di Giuseppe Civati sceglie toni meno gravi per criticare l’ex presidente. Se Napolitano ha detto di non esser sicuro di poter votare perché non è certo di rientrare in tempo da Londra, ironica è la replica sui social: «Andiamo a votare presto al posto di Napolitano che ha il volo tardi e non fa in tempo».
Domenica votiamo presto al posto di #Napolitano che ha il volo tardi e non fa in tempo #referendum17aprile #VotoSì pic.twitter.com/74thCiV1ZO
— Possibile (@PossibileIt) 14 aprile 2016