Saranno votate il 19, infatti, le mozioni del Movimento 5 stelle e quella del centrodestra, che - pur con toni diversi, più moderati quelli dei forzisti - legano ovviamente la vicenda delle dimissioni del ministro, dopo la pubblicazione delle telefonate con il compagno Gianluca Gemelli, con il referendum e il business del petrolio.
#mozionisfiducia.Governo @matteorenzi eversivo.Uccide diritti opposizioni,scappa,oscura referendum ed elude trasparenza verso Paese.Vergogna
— Renato Brunetta (@renatobrunetta) 6 aprile 2016
Questa almeno è la lettura che danno le opposizioni, che speravano con la sola discussione della sfiducia di tirare la volata al comitato del Sì nel tentativo di raggiungere il quorum. I toni non sono quelli di Renato Brunetta, ma anche Paolo Romani per Forza Italia dice che «calendarizzare, analizzare e dibattere le mozioni di sfiducia nella giornata di martedì prossimo sarebbe stato un atto dovuto per rispetto alle opposizioni ed anche al Paese».
«Spiace», continua Romani, «che la maggioranza non abbia avuto questo coraggio e abbia posticipato tutto a dopo il referendum del 17 aprile». Carica di più Gianmarco Centinaio, capogruppo della Lega: «Questa scelta», dice, «è l'ennesimo bavaglio che il presidente del consiglio impone alla democrazia e alle opposizioni».
Passando per Sinistra Italiana («Dopo aver fatto il gradasso in televisione dicendo di non temere nulla, Renzi fugge per evitare che lo scandalo sul petrolio sia discusso dal Parlamento», dice Loredana De Petris) il lamento cresce fino al Movimento 5 stelle: di «dittatura» parla Luigi Di Maio.
Ovviamente nessuno pensa che il governo Renzi possa non avere i voti a palazzo Madama, ma la copertura mediatica del dibattito parlamentare avrebbe in effetti potuto aiutare i referendari. Il governo però è riuscito a evitare di fornire l'ennesimo palcoscenico. Bastano, per il momento, i punti già segnati dal fronte del sì, tutti arrivati dopo l'esplosione del caso Guidi.
Tra questi quello che ha fatto più male a palazzo Chigi, ad esempio, è il posizionamento di Roberto Giachetti. Che Giachetti abbia detto di voler andare a votare viene compreso solo come il posizionamento elettorale di un candidato sindaco che deve recuperare a sinistra, dove l’alleanza si è rotta.
Più scontata era la mossa di Roberto Speranza che ha annunciato che andrà a votare, come Bersani, ma che voterà sì, mentre Bersani dice di non sapere come voterà. Speranza invece condivide così quanto già detto da Enrico Rossi, presidente della regione Toscana che nei mesi scorsi sembrava più orientato per il no, convinto dalle argomentazioni sul livello occupazionale. Poi c’è stato Massimo D’Alema, ma che D’Alema dica che è «indecente che il maggiore partito italiano inviti a non andare a votare» per i renziani è una medaglia.
È una medaglia anche perché svela l’ovvio: che il referendum, per i democratici, sia anche un passaggio dell’eterna contesa interna. Con la minoranza che spera in un congresso anticipato, magari con Renzi indebolito dai referendum e dalle amministrative: «Il congresso ci sarà, anche prima della scadenza prevista, anche perché non escludo che ci sarà il voto politico anticipato», dice non a caso Gianni Cuperlo a Omnibus, su La7.
Evitata la discussione delle mozioni, poi, c’è comunque un’altra curva per il governo, questa volta tracciata dai Radicali, che hanno presentato un ricorso al Tar con l’obiettivo di rinviare il referendum e accorparlo alle amministrative. Il ricorso, firmato da segretario Riccardo Magi, citando la legge che punisce addirittura con la reclusione il pubblico ufficiale che, abusando delle proprie attribuzioni, si adopera per indurre gli elettori all’astensione, punta il dito verso la campagna pro astensione del governo, condotta con tanto di interviste e dichiarazioni pubbliche di ministri e sottosegretari: «È l’ennesima tappa della distruzione dell’istituto referendario», dice Magi. Il tribunale amministrativo dovrebbe rispondere il 13 aprile, con un prevedibile secondo passaggio al Consiglio di Stato e una risposta definitiva che dovrebbe arrivare proprio a poche ore dalla convocazione.
#Referendum17aprile: @Radicali presenta ricorso per spostare data del voto @mucci @marcocappato @mariostaderini https://t.co/SiFPeU92RD
— Radio Radicale (@RadioRadicale) 6 aprile 2016