Il popolare conduttore Rai, che raramente parla di politica, questa volta ha deciso di schierarsi: contro l'atomo, per l'acqua pubblica e perché la legge sia uguale per tutti

Giancarlo Magalli non è noto per essere il tipico personaggio dello spettacolo impegnato in politica, tra raccolte di firme e appelli al voto. Anzi: un po' per carattere e un po' per le trasmissioni popolari che fa - nelle quali bisogna sempre parlare a tutti, senza prendere troppo le parti - non ha mai dato modo a nessuno di etichettarlo, destra o sinistra, berlusconiano o anti. Ma questa volta, per i referendum del 12 e 13 giugno, il conduttore de ‘I fatti vostri' ha scelto di uscire allo scoperto e di invitare gli italiani ad andare alle urne: «Per la vita, per la salute e per l'onestà pubblica», come spiega in questa intervista.

Magalli, come mai questo outing?

«Non mi piace che si costruiscano centrali nucleari in Italia. Non mi piace che l'acqua venga gestita dai privati. E non credo proprio che Ruby fosse la nipote di Mubarak».

Quindi?
«Quindi ho appena finito la trasmissione e me ne potrei andare in vacanza, invece il prossimo weekend sto a Roma a votare. Come si fa a non essere interessati, questa volta? E' in gioco il futuro dei nostri figli».

Partiamo dal nucleare.
«Guardi, io non non sono sempre stato contro l'atomo, anzi: quando ci fu il primo referendum, nel 1987, pensavo che fosse un'energia pulita su cui fare conto mano a mano che finiva il petrolio. Poi però ho capito che non è pulita affatto, che il meccanismo una volta acceso non si spegne più. Ma davvero vogliamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti una Terra inquinata da scorie mortali che non si sa dove nascondere? E' questo l'aspetto più importante, rischio di incidenti a parte».

Quello che è successo in Giappone non ha influito sul suo giudizio?
«Fukushima ci ha messo del suo, certo, ma io credo che si debba dire di no all'atomo sulla base di un ragionamento per il futuro, non di un'emozione. Quella atomica è una scelta miope ed egoista, perché magari non succede niente finché siamo in vita noi, però lasciamo in giro materiale inquinatissimo per migliaia di anni. Insomma, scarichiamo un nostro problema sulle prossime generazioni. Senza dire che io non credo alla buona fede di tanti nuclearisti...».

In che senso?
«Cercano di spiegarci che l'atomo è un'energia utile perché è utile a loro per guadagnare. Dietro all'entusiasmo di alcuni per il nucleare temo che ci sia soltanto l'entusiasmo di quelli che devono costruire le centrali: appalti, ruberie, mangerie. Che io debba mettere i miei figli a rischio di radiazioni perché una nuova o una vecchia cricca possa fare i soldi costruendo le centrali non mi fa tanto piacere».

Poi c'è il referendum sull'acqua...
«Se è un bene pubblico - e questo lo riconoscono tutti - perché dev'essere distribuito dai privati? Perché la legge attuale regala ai privati un sette per cento di aumento delle bollette senza nemmeno vincolarlo a investimenti, quindi in cambio di nulla? Ma le sembra logico, le sembra giusto?».

Beh, loro dicono che avremo più efficienza...
«Dove l'hanno privatizzata non c'è stato nessuno miglioramento, anzi. Né nella qualità dei servizi né tanto meno nei prezzi. Infatti in Francia, ad esempio, stanno tornando indietro. In Belgio e in Olanda hanno vietato la privatizzazione. Non credo che stiano sbagliando. Tanto più che vale anche qui il discorso che si faceva prima sul nucleare...»

Cioè?
«L'impressione è che si scontri il beneficio del pubblico con l'interesse del privato. E la sensazione che lo Stato possa essere dalla parte dell'interesse del privato è, diciamo, molto fastidiosa».

Infine, il legittimo impedimento.
«Eh, questo è il quesito che hanno cercato in tutti i modi di evitare, a costo di far saltare tutti gli altri. Ma gliel'ho io detto, io proprio non credo che Ruby sia la nipote di Mubarak: mi dispiace, ma non riesco a crederlo (ride)».

Allora, un piccolo appello finale?
«Aria senza radiazioni, acqua senza padroni, legge uguale per tutti. Io il 12 e il 13 giugno vado a votare, mi piacerebbe di trovare anche milioni di voi ai seggi, in quei giorni. Facciamoci compagnia no? E' nell'interesse comune».

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