Nel Pd sanno che Fassino è l’unico che con buona probabilità darà soddisfazione al partito nella prossima tornata amministrativa. Guardando a Roma, a Milano o peggio ancora a Napoli - dove il rischio è di arrivare quarti nonostante o forse per via dell’accordo con Denis Verdini - il peso sulle magre spalle del sindaco uscente è tanto: «Piero, potresti essere l’unico sindaco Pd di una grande città». E comunque anche quella di Fassino è una partita aperta, nonostante il fronte largo di consensi e gli endorsment bipartisan, con l’incognita del secondo turno, con la candidata 5 stelle Chiara Appendino che potrebbe raccogliere un voto anti governativo, esattamente come si prevede farà Virginia Raggi in un eventuale ballottaggio con Roberto Giachetti. Anche se i palazzi romani, si deve considerare, da Torino sono lontani, e in città il voto che cercano i 5 stelle e gli altri candidati alternativi a Fassino, da destra e da sinistra, è semmai un voto contro il potere che il centrosinistra ha stratificato tra fondazioni, banche e palazzi pubblici negli ultimi vent’anni di governo senza alternanza. Tutti lo chiamano «Il sistema Torino».
L’unico candidato che cita spesso il governo Renzi è Giorgio Airaudo, primo volto che incontriamo facendo una panoramica dei molti candidati che movimentano la sfida a due. Ex sindacalista Fiom, deputato di Sinistra Italiana, Airaudo parla spesso di jobs act e soprattutto di voucher, ad esempio, promettendo che si batterà (e se fosse sindaco, farà) una città voucher free: «È possibile», dice all’Espresso, «si può fare modificando gli appalti e dicendo che, siano cooperative o ditte che vincono un bando, chi realizza opere o offre servizi per conto del Comune non può pagare sotto una certa cifra i propri lavoratori».
Che la battaglia sia così politica lo dimostra il fatto che la proposta di un’amministrazione pubblica voucher free è stata portata da Sinistra Italiana anche in parlamento, durante un questiontime che non ha avuto però molto successo, con il governo che ha confermato di voler puntare sulla tracciabilità dei ticket rimandando al primo consiglio dei ministri utile. La campagna di Airaudo è molto incentrata sul lavoro, in una città ancora nel pieno di una transizione, non più città industriale ma consapevole che di solo turismo brillano quasi solo i quartieri centrali. Per rilanciare l’industria dell’auto la proposta è di fare girare nel 2025, nel centro di Torino, solo auto elettriche. Airaudo è sostenuto da una lista unitaria della sinistra, Torino in Comune, che va da Rifondazione a Possibile di Civati con l’esplicito modello del sindaco di Barcellona Ada Colau, un cui rappresentate è venuto il 3 maggio a dar manforte a Airaudo. Un pezzo di Sel, però, prima che il partito di Vendola&Fratoianni si spendesse nel progetto di Sinistra Italiana con Fassina e gli altri ex dem, ha rotto ed è rimasta con Fassino: tra loro Gianguido Passoni, Maria Grazia Pellegrino e l’assessore regionale Monica Cerutti. Come Fassina a Roma, anche Airaudo sembra escludere l’appoggio a Fassino in un eventuale ballottaggio.
Potremmo comunque spostarci più a sinistra, ancora, a cercare candidati sindaco. E troveremmo Marco Rizzo con il suo partito comunista: il faccione di Rizzo faceva bella mostra da un camioncino al corteo del primo maggio, che a Torino è ancora una cosa seria, senza neanche una bandiera dei quattro mori sardi. Nessuno però si aspetta per Rizzo un risultato significativo: sempre che non abbondino i nostalgici dell’Urss, si intende «L'URSS di Stalin sino al 1953» è infatti il modello che Rizzo, che vuole ad esempio espropriare le case sfitte (Torino è in effetti la terza città d’Italia per numero di sfratti, nonostante i prezzi contenuti rispetto a altre grandi città) ma che è anche contrario alle Moschee, ha indicato in un’intervista su Libero.
È muovendoci a destra, invece, che ci sono candidature più interessanti. E che la questione politica torna prepotente. C’è ad esempio la candidatura di Osvaldo Napoli che molti in città considerano un regalo di Forza Italia a Fassino. Democristiano, deputato alla camera nel 2001 e nel 2006, Napoli è dal 2004 sindaco di Valgioie, meno di mille abitanti in provincia di Torino.
C’è poi il candidato di Area popolare, degli alfaniani, anche lui democristiano in gioventù e poi forzista delle origini. Roberto Rosso è stato già candidato sindaco a Torino, sconfitto da Sergio Chiamparino nel 2001: «Conobbi Berlusconi all'indomani dei miei trent'anni», dice nella sua biografia, «ne rimasi affascinato e lui mi traghettò come su un'onda in Parlamento». Poi però tiene all’autonomia: «Gli fui leale ma non servo», aggiunge pensando evidentemente male di altri colleghi. Rispetto al terzo candidato del centrodestra, il notaio Alberto Morano, Rosso è dunque un politico di lungo corso, già vicepresidente della regione Piemonte e sottosegretario al Lavoro e all’Agricoltura. Cavallo di battaglia di Rosso è la sicurezza: «Farei sgombrare i campi Rom per impedire altre violenze ai cittadini», dice, «e farei evacuare tutti quegli immobili, attualmente occupati da immigrati clandestini o squatter, come la Cavallerizza Reale», aggiunge incurante di come a Torino i centri sociali siano realtà molto vive.
Morano è invece il candidato della Lega e di Fratelli d’Italia, scelto all’ultimo da Matteo Salvini che ha dato così l’impressione di pensare più a scenari nazionali. Morano però è uno dei candidati che certo non risponderà sì all’appello di Salvini che chiede di non applicare la legge sulle unioni civili. «Un Sindaco si deve limitare ad applicare le leggi», dice Morano.
Non c’è una candidatura competitiva del centrodestra a Torino, dunque, con una situazione ancora più frammentata di quella romana, dove almeno c’è un leader nazionale, Giorgia Meloni, molto radicata in città. Napoli no, e le ultime rilevazioni lo danno al 9, poco avanti a Airaudo e però molto vicino a Rosso, che è già stato sconfitto, e Morano: entrambi sono stimati al 7,5 per cento. Se a questo sommiamo la presenza di un certo numero di transfughi nel campo di Fassino e il non comodissimo sostegno di esponenti del forzismo piemontese come l’ex governatore Enzo Ghigo, il quadro si completa.
Città15.10.2010
Torino, più movida che operai