Dallo scontro con Profumo agli incontri con gli Agnelli. Poi l’assessorato alle Famiglie, la mobilità e le svastiche cancellate. La nuova prima cittadina piemontese è già all'opera e non ha sbagliato una mossa. Mentre nella Capitale il Movimento soffre tra correnti e spaccature
La nomina dell’assessore alle Famiglie - famiglie con la “e”, plurale - è solo la mossa più azzeccata, mediaticamente, di Chiara Appendino. La sindaca di Torino, cinque stelle pare avere un passo decisamente migliore rispetto alla sua collega romana Virginia Raggi, che sulla giunta e le prime nomine ha suo malgrado scoperto che il Movimento 5 stelle, diventato partito di governo, può assomigliare in tutto e per tutto agli odiati vecchi partiti. Ed è parsa arenata in una palude di estenuanti e segrete trattative sulle presidenze delle commissioni, sulle cariche, sugli assessorati: non il massimo per il Movimento che avrebbe dovuto discutere tutto in rete, senza segreti né telefonate del leader.
Chiara Appendino pare invece lanciatissima e a Torino c’è per ora un altro clima. La nomina di Marco Alessandro Giusta alle Pari Opportunità è un bel colpo - e non l’unico. Giusta - ex presidente di Arcigay che cita la sociologa Chiara Saraceno e dice che «non c'è nulla di naturale nella famiglia», e che dunque anche quelle omosessuali o quelle monogenitoriali sono famiglie degne dell’attenzione del Comune - è una mossa politica, che copre a sinistra, e che costringe il sottosegretario Ivan Scalfarotto a ricordare che il Movimento 5 stelle in parlamento non ha votato la legge Cirinnà. «A Torino il presidente di Arcigay diventa assessore per il partito che prima ha tentato di sabotare e poi ha votato contro le unioni civili», scrive Scalfarotto in polemica con Giusta e nel tentativo di addossare ad Appendino responsabilità che sono però dei parlamentari romani.
Tentativo che non funziona granché bene, però, visto che la nomina di Giusta rimbalza ovunque e fa arrabbiare pure Mario Adinolfi. Secondo il leader del Popolo della Famiglia, Appendino vorrebbe trasformare le Pari Opportunità «in quella omologazione tra uomo e donna che è alla base dell’indifferenzialismo sessuale fondante l’ideologia gender». Per Giusta è una medaglia. Per Appendino che prende colla e secchio per sostituire dei manifesti per il pride vandalizzati con delle svastiche, pure.
Nomine a parte, Appendino soprattutto ha già cominciato a fare il sindaco. Raggi incontra il Papa, sì, ma Appendino va al Bikepride, che non regala forse una foto da appendere dietro la scrivania ma sa più di amministrazione spicciola, di mobilità, piste ciclabili, traffico. Ricorda la promessa, che l’assessore ai Trasporti Maria Lapietra dice di voler realizzare subito, di estendere, come prima cosa, l'orario della Ztl, per far entrare meno macchine in centro. E così mentre a Roma l’assenza di una squadra diventa più che un tema da retroscena quando lo sguardo si posa sulla situazione dei migranti, ad esempio, lasciati sull’asfalto rovente davanti al Baobab, Appendino può contare su una giunta tecnica con un revisore dei conti al Bilancio, un professore di architettura all’Urbanistica, un ingegnere dei trasporti alla Mobilità e su uno staff che nessuno mette in discussione. Il capo di gabinetto di Virginia Raggi è destinato a durare meno di una settimana, subito dirottato ad altro incarico, quello di Chiara Appendino, Paolo Giordana, è già operativo.
Virginia Raggi ha scritto a Acea per chiedere conto di una recente infornata di nomine, è vero, ma Appendino nel suo primo giorno da sindaco ha preso posizione sulla Tav, senza eccedere in propaganda ma incassando comunque il plauso dei NoTav, ormai consapevoli che l’obiettivo della sindaca possa esser quello di ridurre ancora costi e impatto ambientale, non di fermare l’opera, e ha preso di mira direttamente Francesco Profumo, nominato last minute da Fassino al vertice della Compagnia di San Paolo, cassaforte torinese e prima azionista di Intesa San Paolo, che per ora non vuole dimettersi. I due si incontreranno nei prossimi giorni, per un faccia a faccia delicato, e Appendino dovrà tenersi Profumo, pare, il cui atteggiamento sembra però più conciliante: «Acqua passata» dice al Sole 24 Ore sullo scontro, «la priorità per il territorio è il dialogo tra pubblico e privato, e noi faremo la nostra parte innovando processi e progetti».
Appendino, poi, ha già incontrato la famiglia Agnelli, altro potere cittadino, con cui i rapporti non sono conflittuali. Andrea Agnelli - riferisce il Messaggero, mai smentito - l’ha incontrata anche prima che diventasse sindaco, a poche ore dal ballottaggio, e John Elkann, presidente di Fca, le ha invece fatto subito i suoi auguri: «Sicuramente ciò che l'elettorato ha espresso con il voto è la volontà di cambiare», ha detto, «Il mio auspicio è che con questo cambiamento si possa preservare la forza della città. Tanti auguri di buon lavoro al nuovo sindaco».
E così mentre Raggi il 7 luglio non è ancora certa di riuscire a presentare tutta la squadra, Appendino e i suoi assessori, il vicesindaco Guido Montanari e l’uomo del Bilancio Sergio Rolando, nelle stesse ore saranno già seduti attorno al tavolo con gli omologhi della Regione, e con Sergio Chiamparino.
Sul tavolo dossier importanti e investimenti, compreso il parco della Salute, il nuovo complesso ospedaliero su cui Appendino e Fassino si sono scontrati in campagna elettorale, con la cinque stelle che chiedeva un progetto a trazione più pubblica e sull’area delle Molinette - come da progetto del 2011, giunta Cota. Per ora, la sindaca avrebbe ottenuto che il progetto sia sganciato da una coordinata operazione immobiliare, una mediazione che potrebbe lasciare tutti contenti. Si parlerà poi del futuro del Salone del Libro, dopo mesi di difficoltà e polemiche, e Appendino chiederà risorse per GTT, i trasporti pubblici torinesi, bus tram e metropolitana. Messi meglio di Atac, dopo l’estate, se la Regione non dovesse intervire, anche GTT rischia di dover ridurre le corse.
Anche nelle polemiche, Appendino per ora se la cava meglio. Se Vincenzo De Luca ha parlato di Virginia Raggi come di «una bambolina imbambolata» - ed è stato bacchettato tanto da Gianni Cuperlo quanto da Renzi - il premier durante la direzione del Pd ha citato Appendino per via della bufala che sta girando su un fantomatico licenziamento di tremila dirigenti inutili, subito fatto da Appendino.
Fassino dal fondo sala ha urlato che i dirigenti del Comune sono in tutto un centinaio, e il premier ha così attaccato il Movimento 5 stelle per la strategia di comunicazione online: troppe bufale, troppi profili fake, troppi canali non ufficiali ma vicini al Movimento che diffondono informazioni spesso platealmente scorrette.
La critica ha fatto arrabbiare Davide Casaleggio, che dice di voler difendere la memoria del padre. Ma il punto è che Appendino con quella bufala non c’entra nulla. Anzi, la pagina che l’ha diffusa su Facebook è proprio una pagina di parodia del Movimento: «Non siamo né di Destra né di Sinistra. Ma soprattutto non siamo», è la descrizione del gruppo. E fanno presto i 5 stelle a precisare che Appendino ha promesso “solo” 5 milioni di risparmi, e non ha mai parlato del taglio di 3mila dirigenti rimbalzati sui social. Che tutto sia su questo ancora da fare, a due settimane dal voto è un’altra questione.