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Politica
dicembre, 2021

Giampaolo Rossi, l’ideologo no vax di Giorgia Meloni che imbarazza Fratelli d’Italia

Ex consigliere Rai, marinettiano, diede del Dracula a Mattarella e cita Hannah Arendt contro il governo Draghi. Ma anima il “Natale dei Conservatori”, la festa invernale di Fdi. Dopo la meravijosa parabola di Enrico Michetti, nel partito torna la domanda: ma Giorgia vuol tornare al 4 per cento?

Chi ha detto che non c’è vita fuori dalla Rai? Giampaolo Rossi, 55 anni, già consigliere in quota Fratelli d’Italia, buttato fuori in estate dai vertici della tv pubblica per fare spazio (nel rinnovo) a una consigliera in quota Fi, con alti lai di Giorgia Meloni e del suo partito per il mancato rispetto della spartizione nei posti - scippo più grave in quanto Fdi è l’unico partito d’opposizione - ha rinverdito la sua passione per interventi hard sui social, via via sempre più ficcanti.

 

Già in settembre definiva «inquietanti» le parole del capo dello Stato Sergio Mattarella sui vaccini (prima di entrare nel cda Rai, vi è da dire, l’aveva paragonato a Dracula e assimilato a un golpista), in uno degli ultimi post è arrivato a sostenere che «in pratica stiamo diventando uno Stato etico grazie a quelli che dovrebbero difendere lo Stato di diritto». Qualche giorno fa, sempre in impeto no-vax, ha scomodato addirittura le origini del totalitarismo: «In questi giorni rileggere Hannah Arendt per ricordare che il totalitarismo non nasce da un dittatore che arriva all’improvviso, ma si sviluppa su un terreno fertile di discriminazioni, cultura dell’odio e vili complicità che diventano normali per la società. Ingredienti: paura indotta e propaganda per manipolare la realtà. Ieri come oggi». Quasi a dire che il governo Draghi starebbe creando un humus prodromico a un nuovo nazismo (o comunismo). Ipotesi davvero affascinanti, del resto del proprio profilo Facebook ciascuno può fare ciò che crede.

 

Peccato che il ritmo crescente degli interventi imbarazzi non poco la stessa destra meloniana. C’è il fatto che Rossi, 55 anni, romano, archeologo di formazione, «marinettiano» per autodefinizione, già presidente della commissione cultura della Regione Lazio e direttore del master di Media&Entertainment alla Link campus university, direttore di RaiNet tra il 2004 e il 2012, è tutt’altro che una terza fila, in Fratelli d’Italia. Per dirne una, è adesso coinvolto nella prossima edizione della festa meloniana di Atreju, versione invernale, dal titolo “Natale dei conservatori”. E fu proprio lui a scrivere il “Manifesto conservatore” per la Roma di Enrico Michetti, sottoscritto da taluni intellettuali e persino dal già dimenticato (ma indimenticabile) candidato del centrodestra al Campidoglio, a metà settembre.

 

Ecco, a proposito del «meravijoso» Michetti: Rossi sembra un altro esempio di ciò che si andava dicendo a margine della campagna elettorale per la conquista della Capitale quando, tra un imbarazzo e una (per carità) velatissima critica, i fratelli d’Italia confessavano tutta la loro perplessità per questo spirito scoutistico-militaresco di «Giorgia» a premiare i fedeli prima dei bravi, gli amici di sempre invece di chi si distingue.

 

Una specie di eccessiva attenzione a onorare la militanza che poi finisce per mandare avanti «gente non all’altezza». Dando l’idea di non avere una classe dirigente, persino oltre il vero (c’è in effetti del vero). Come se Meloni guidasse sempre un partito che sta al 4 per cento – e non uno che i sondaggi accreditano per il 20. O che al 4 per cento avesse l’inconfessabile voglia di tornare.

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