Non è una cavalcata trionfale e non lo sarà. Ma il centrodestra unito nella città più importante al voto e considerata test fondamentale in vista delle prossime Politiche vince al primo turno. Roberto Lagalla con il 48 percento dei voti a spoglio ancora in corso supera il candidato di centrosinistra Franco Miceli, sostenuto da Pd, 5 stelle e sinistra che si ferma intorno al 29 per cento. In Sicilia basta il 40 per cento dei consensi per evitare il ballottaggio: ironia della sorte Lagalla vincerebbe subito grazie a una legge regionale voluta dal Pd.
Sono buoni i risultati anche del candidato di Carlo Calenda, Fabrizio Ferrandelli che arriva intorno al 14 per cento dei voti, e della candidata indipendente Rita Barbera, che è appoggiata da pezzi di ex Pd e Potere al popolo e si ferma sopra il 4 per cento. Due dati, questi, che fanno male al centrosinistra perché hanno drenato consensi da questo campo, anche se con Ferrandelli si sono candidati molti acerrimi avversari di Leoluca Orlando che mai avrebbero votato per il centrosinistra, senza considerare che a destra ha tolto voti anche Francesca Donato, l’ex leghista no vax e no euro che si ferma poco sopra il 3%. «Ho qualche difficoltà a delineare l'area di questo centrosinistra allargato. La realtà locale è fatta di tante cose. Sicuramente ha avuto un peso, ci sono differenze e divisioni, ma questo è un male storico del centrosinistra, che non sempre riesce a trovare motivi per costruire l'unità», dice Miceli ammettendo la sconfitta.
Calenda non a caso è l’unico leader nazionale che commenta subito, già al momento degli exit poll: «Tra le grandi città a L'Aquila, Parma, Palermo, Catanzaro abbiamo scelto la strada più difficile per una consultazione comunale, quella di fare un terzo polo lontano da populisti e sovranisti. In tutte e tre le città i nostri candidati hanno ottenuto secondo gli exit poll ottimi risultati».
L’unico dato che segna una sconfitta per tutti è però il record di astensionismo registrato in città: solo il 41 per cento degli aventi diritto è andato alle urne, cioè 225 mila palermitani su 560 mila aventi diritto. Cinque anni fa al voto era andato il 51 per cento. Un calo di dieci punti percentuali frutto di una campagna elettorale che non ha fatto breccia nelle borgate e nelle periferie soprattutto. Una campagna elettorale con pochi contenuti e molti veleni, soprattutto nel centrodestra dopo l’endorsement di Salvatore Cuffaro e Marcello Dell’Utri per Lagalla e l’arresto di due candidati al consiglio comunale, di Fratelli d’Italia e Forza Italia, beccati a chiedere il voto a due noti boss mafiosi.