La scissione, da tempo annunciata, dei gruppi di Italia Viva e Azione dopo il fallimento del progetto politico del Terzo Polo è anche una grana finanziaria. Ecco chi ci perde, chi ci guadagna e che cifre ci sono in gioco

Sparita la politica, finita la passione, resta soltanto una cosa: i soldi. Certo, divorziare è un lusso. Carlo Calenda più o meno lo aveva fatto intendere la primavera scorsa: «Almeno non ci siamo fregati i Rolex», disse citando il divorzio Totti-Blasi. Ma la storia fa i suoi giri. Il tema oggi non è la separazione della coppia Renzi-Calenda, quella tra Italia Viva e Azione era una storia già finita, da tempo. Non è questo che da giorni infiamma lo scontro tra due leader che, semplicemente e dichiaratamente, si detestano. Ma è quello che resta: “la roba”. E sono gli stessi esponenti dei due partiti a fare riferimento esplicito ai soldi.  

 

Sarebbe alta magia fare i conti in tasca al Terzo Polo mai nato. Però è possibile avere un'idea delle cifre e del costo economico che Matteo Renzi e Carlo Calenda dovranno affrontare per separarsi. Basta fare un piccolo passo indietro. Tornare alla notte del 26 settembre, quella in cui il Terzo Polo smentendo le previsioni del leader di Azione («Devo essere onesto, sotto al 10% è una sconfitta») diventò il sesto. Alle urne infatti Renzi e Calenda incassarono solo l'8% dei consensi. Oltre ai voti e agli eletti, però si contarono anche le "erogazioni liberali", circa 4 milioni di euro. Questo sì, un successo. Le donazioni arrivarono soprattutto dal mondo dell'imprenditoria: Bertelli (Prada), Zegna, Loro Piana, Alberto Bombassei, Antonio D'Amato, Pietro Salini. Le singole erogazioni arrivano anche a 100mila euro.  

 

C'è poi tutta la partita legata ai rimborsi che i Gruppi parlamentari ricevono dalla Camera e dal Senato per la loro attività. Anche qui è complesso fare conti precisi: i regolamenti sono stati modificati anche con una "stretta". Ma c'è una regola che resta: più è grande il gruppo più rimborsi, spazi, mezzi, personale si hanno a disposizione. L'unico punto di riferimento reale sono gli ultimi bilanci del Parlamento. Però nella scorsa legislatura non esisteva il Gruppo Iv-Azione, quindi manca un termine di paragone.  

 

Per avere un'idea degli ordini di grandezza, però, si può dare un'occhiata bilancio della Camera: il gruppo di Italia viva ha ottenuto come contributi poco più di 1 milione di euro. Nella scorsa legislatura Iv contava su ben 32 deputati. Altra questione è poi quella del 2xmille. Azione e Italia viva chiedono separatamente il contributo ai cittadini nella dichiarazione dei redditi. L'ultimo dato ufficiale fornito dal Mef è quello relativo alle dichiarazioni del 2022: Iv ha avuto 973mila euro, Azione 1mln 156mila. Ma Renzi ha ottenuto in termini assoluti più donazioni (52.693) di Calenda (49.167). Secondo dati ancora parziali relativi al 2023, a Iv andrebbero circa 700mila euro da 43mila scelte di contribuenti e ad Azione poco meno di 600mila euro da 26mila donatori. Ma anche qui i conti definitivi sono tutti ancora da fare.  

 

Sono i soldi a far correre Italia Viva mentre nel gruppo di Azione si muovono come funamboli sulla fune in bilico sul baratro. Lo fanno sapere velenosamente i renziani: «Sono sei mesi che noi sosteniamo tutte le spese di Azione, a partire dallo staff. Alla Camera il gruppo vive sui fondi di Iv della passata legislatura. C'è un accordo messo nero su bianco, quei soldi adesso vanno per la maggior parte ai parlamentari di Iv».

 

Il deputato renziano Francesco Bonifazi lo dice senza troppi peli sulla lingua: «Calenda adesso ha paura di andare al gruppo misto e perdere risorse e spazi televisivi che gli venivano assicurati da Italia Viva. E dunque prova a creare il caos con il suo avvocato azzeccagarbugli». Perché a Palazzo Madama Iv ha sette senatori, e quindi può provare a fare gruppo a sé, mentre Azione con quattro no.

 

Calenda starebbe dialogando con le Autonomie. Ma la separazione è destinata ad andare per le lunghe. «Abbiamo provato fino all'ultimo a chiedere di fare la lista insieme alle europee e la risposta di Calenda è stata sprezzante», ha detto Renzi. «Meglio finire questa telenovela». Calenda ha ributtato la palla nell'altro campo. Lo scioglimento dei gruppi, ha detto, «è conseguente alle numerose dichiarazioni di Iv e dello stesso Renzi fatte ripetutamente nei mesi scorsi. Cerchiamo di chiudere questa storia presto».

 

Le lettere dei renziani ai presidenti di Camera e Senato sono state spedite. I passaggi procedurali non saranno semplicissimi. E non basterà un post su Instagram per dirsi addio. 

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